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Caccia al malato, non all’untore

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci…. mio padre aveva pensato di chiamarmi Cecilia, ma mia madre che considerava Manzoni un fan della peste come grande regolatore sociale, si oppose: per carità, mica le metteremo un nome che porta sfiga… a pensarci ora non aveva mica torto sull’inquietante vocazione profetica del romanzo: corruzione, il potere in mano a signorotti arroganti e a una chiesa invadente, garantito da una manovalanza di gradassi, assalto ai forni e poi una bella pestilenza. Eh si la peste circola nel mondo, chi non l’ha ancora contratta teme il contagio e noi siamo già nelle mani di monatti piuttosto solerti e servizievoli.

A differenza di molti io penso che la vera patologia non sia la crisi, ma il sistema che l’ha prodotta, quella fede liberista nell´infallibilità dei mercati, anzi del Mercato, della sua superiorità sullo Stato come governatore efficiente delle grandi interdipendenze economiche. Mentre lo Stato sarebbe il lobbista di interessi particolari, nazionali e democratici destinati per loro natura a turbare i processi di interdipendenza favorevoli alla globalizzazione finanziaria e al “progresso” illimitato. E poco importa se questo progressivo equilibrio si consegue in condizioni di equilibrio distributivo o in condizioni di suprema iniquità, come sta avvenendo dalla data fatidica del processo di liberazione dei movimenti di capitali, che ha segnato il ritorno all´obiettivo del capitalismo più avido: il massimo profitto nel minimo tempo e senza mai pagare i debiti, fardello posto sulle spalle degli Stati. Con un paradossale effetto secondario: le agenzie di rating, tanto indulgenti nei confronti dell’ubriachezza molesta delle bolle finanziarie mettono zero in pagella agli Stati.
All´origine dell’inflazione dalla quale nasce questa crisi c’è l´”euforia irrazionale” dei mercati finanziari. E’ stata sostenuta e amplificata dal governo più liberista del mondo. In Europa ha trovato una custode scandalosamente ossequiente per via della coincidenza dei più ottusi interessi nazionali con quelli altrettanto ciechi dei turbo-mercati.
Mi duole davvero che ci si affidi ai monatti, agli untori della germanizzazione, inclini a vivere senza l’euro purchè si sopravviva e si facciano affari nel libero mercato, invece di farsi prescrivere qualche ricetta magari non da un primario, che bastava un medico di base, di quelli che stanno a sentire i mutuati.

Non occorrevano i baroni della medicina o della Bocconi per capire, come addirittura qui nel blog e in qualche altrove, che bisogna riaprire una trattativa in sede europea agitando il non remoto spauracchio di una crisi del mercato unico, invece di cadere nei maligni tranelli di una inutile austerità, tesi a danno dei lavoratori, della possibilità di adottare uno standard retributivo europeo, dell’offerta di coerenti e omogenee prospettive di crescita alle periferie dell’impero e di uno sviluppo meno disuguale e sostenibile.
Ma pare che per perseguire l’iniquità, per licenziare – misura che come è noto non ha nessun effetto benefico sulle economie -, per arricchire i già ricchi e immiserire i più poveri, per sostituire al bene l’accumulazione di beni inutili, che sempre meno opulenti possono acquisire e cui sempre più sommersi aspirano, pare insomma che bisogna mettersi al servizio del Re di Prussia.

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