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Lo sconto blocca Roma

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Basta la promessa di sconti per bloccare una città. E’ successo a Roma dove l’apertura di un maxistore della Trony ha provocato un vero e proprio movimento di popolo, una migrazione verso la terra promessa. Migliaia di persone hanno seguito la stella cometa di prezzi scontati del 30% e così si è intasata tutta l’area nord est della città, compresa la tangenziale che è rimasta chiusa per alcune ore.

Il grande magazzino dell’elettronica sorge nella zona di Ponte Milvio dove fino a qualche anno fa si andavano a mettere i lucchetti e si viaggiava a tre metri sopra il cielo. Forse per questo non c’erano ingorghi o forse perché gli innamorati vanno alla spicciolata a consumare biglietti e azioni da bacio perugina. Nulla di comparabile con il miraggio del telefonino “i” di qualunque marca, o del netcomputer o del tablet che incatenano la fantasia. Ed è inutile rilevare ancora un volta la fragilità  della capitale dove nulla viene previsto, nulla predisposto e nulla fatto, come se giunta e sindaco fossero reperibili solo sull’ipad. Comprati senza sconto, tanto pagano i cittadini.

Ma certo è un brutto segno che il miraggio di uno sconto paralizzi un’intera città, un segno di degrado della situazione economica, che la crisi sta mordendo di brutto, un avvertimento di inquietudine profonda che non a caso si è sfogata anche contro le vetrine della Trony, un segno che ancora ci si culla dentro i piccoli sogni del consumo, in un’esistenza il cui senso prende le mosse dalle cose che assolutamente bisogna avere per essere. Per poter fare fronte al proprio destino di desideranti che si piegheranno a tutto pur di avere l’indiscreto fascino dell’ultimo aggeggio tirato fuori da qualche guru.

Si, desideranti, la parola che ha segnato il declino delle sinistre e l’etica della sconfitta. Tutto così chiaro, una mattina a Roma, mentre gli elicotteri ronzano nel cielo.

 

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