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Pannella, dai digiuni alle cene

Pannella è per molti italiani l’uomo dei digiuni, degli scioperi della fame e della sete, dei tè sorbiti attorniato dai giornalisti. E anche chi non capiva e scuoteva la testa non poteva non intuire tutta l’italianità politica di un personaggio che dopo le grandi battaglie sul divorzio e sull’aborto si è come infranto dentro le ambiguità: dal craxismo al gandismo, dal cattolicesimo liberale a Cicciolina. E da lì  il passo verso il berlusconismo di fondo anche se inquieto è stato quasi naturale.

Alla fine dai digiuni è passato tristemente alle cene con il Cavaliere direttamente nelle sale del bunga bunga. Dai diritti civili al dritto incivile, poche lettere di cambiamento, ma una tristezza infinita per questa Italia che si vende. Solo l’atona cecità politica e morale sostituita da squallidi interessi di bottega può portare a credere che Berlusconi possa essere un interlocutore di un Paese più civile e più attendo ai diritti.

E anche le scuse che accampa in quella foga ormai senescente e proterva che è solo un ricordo sbiadito della loquela di un tempo, sono penose: il non essere riuscito a parlare col Pd non significa che devi mischiarti col Cavaliere, che devi piegarti al rancio del servo. Ma anche lui cerca un padrone per una ditta radicale con radio ormai in disarmo, cerca la protezione di potentati e cricche come un ‘oscuro istinto. E certo digiunare per vivere politicamente è più scomodo che vivere politicamente per mangiare.

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