Ai disservizi siamo abituati. Alle balle e agli spot su una presunta informatizzazione della burocrazia siamo rassegnati.  Ma quanto sta succedendo con l’Istat ha un carattere diverso e inquietante: la difficoltà di poter compilare on line il modulo per il censimento dimostra che l’Istituto di statistica è avulso dalla realtà italiana.

Eppure è proprio l’Istat che dovrebbe avere il polso del Paese e tradurne in numeri le realtà: invece scopriamo che si è fatto completamente sorprendere dal numero di persone che intendono compilare il censimento in rete e non sul cartaceo, così che il sistema va spesso in tilt o è lento come una lumaca. Allora a cosa servono le statistiche che lo stesso Istituto compila sul grado di alfabetizzazione informatica e sulle percentuali di accesso ad internet?

Proprio uno studio Istat  situa “al  38 percento l’utilizzo di Internet per ottenere informazioni dalla pubblica  amministrazione (il 27 per cento degli intervistati dice, inoltre, di scaricare moduli da siti della PA e il 13,4 di spedirli compilati telematicamente)” . Si tratta di numeri da fanalino di coda in Europa, grazie anche agli enormi ritardi di governi parolai e inefficienti, ma si tratta comunque di un bel numero di persone.

A questo punto di troviamo di fronte a una ennesima grottesca anomalia italiana: non solo abbiamo una numerologia evidentemente scorretta, ma l’ istituto nazionale di statistica  non ritiene credibili le sue stesse ricerche al punto da non apprestare strumenti idonei al censimento on line. E questo non può non gettare un’ombra su tutto l’insieme della sua attività e sui numeri che vengono forniti oltre che sulla qualità delle rilevazioni. Dal momento poi che l’Istat non è “terzo” ma dipende dal governo il passo verso una qualche addomesticazione  dei dati o dei tempi e dei modi in cui sono forniti (criteri questi ultimi che per Eurostat sono molto importanti) non è poi così lontano.

Forse bisognerebbe censire l’Istat prima ancora del censimento: un’ennesima riprova dello squagliamento del Paese.