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I miliardi e i diritti

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La semplicità mi ha sempre affascinato, soprattutto quando cade come un valanga sopra una complessità apparente che nasconde l’essenziale. Così oggi voglio fare l’ingenuo e chiedermi come mai quando qualche banca è in difficoltà subito si trovano o si preparano o si annunciano enormi stanziamenti per salvarle senza altra contropartita, mentre quando sono in difficoltà gli stati non c’è altro che la macelleria sociale che possa salvarli?

Perché milioni di greci possono vivere in miseria, ma questo non può accadere per qualche decina di migliaia di azionisti di banche? Perché 3000 miliardi sono stati ventilati per togliere dagli impicci alcuni istituti di credito, soprattutto francesi, che avevano troppi titoli greci, quando un anno fa con tremila miliardi si sarebbero potute salvare Atene, Roma, Madrid e Lisbona, evitando fra l’altro i grossi guai alle banche che adesso chiedono aiuto? Senza parlare degli altri 13.ooo miliardi bruciati nei due anni precedenti.

Oh certo l’economia, i piccoli risparmiatori, l’effetto valanga, gli investimenti …senza dubbio, problemi complessi. Rimane però il fatto che le banche sono aziende private che agiscono sul mercato con qualche rischio e raccolgono denaro privato disponibile ad accettare quel rischio, compreso quello che la banca menta sullo stesso come è ormai la quasi normalità. Alla fine però come si dice, è solo denaro e al 90% denaro futuro e spesso futuribile come per i famosi titoli spazzatura. Per gli stati vengono invece travolti i diritti, i patti sociali,  le costituzioni, le vite, insomma tutto quello che non è, né dovrebbe essere affidato al mercato. E di cui alla fine il mercato stesso ha bisogno per esistere.

Anzi nella mia ingenuità di oggi mi spingerò più oltre, lo stesso denaro moderno che non corrisponde più a un qualche valore stabilito per convenzione come l’oro, è di per sé qualcosa che si basa sull’insieme del valore prodotto e dei beni di un’intera nazione come se fossero collettivi e non disaggregabili in collezione di proprietà private. Anzi, come accade per il calcolo del Pil, vengono conteggiati valori che hanno poco o nessun senso al di fuori della società di riferimento.

Così proprio quel mercato che vorrebbe lo stato minimo, regole ridotte all’osso, nessuna solidarietà e pochi diritti, ha bisogno invece di un corpo sociale che deve avere principi e basi del tutto diverse rispetto al mercato stesso. Ma da molti anni e platealmente dopo la prima crisi del 2008 il tentativo di fagocitare anche finanziariamente il pubblico in favore di un “tutto privato” rassomiglia più che altro al suicidio di un liberismo che non sopporta più il piedistallo sul quale si regge e di cui tuttavia ha necessariamente bisogno.

Salvare ora le banche e non aver salvato la Grecia è così, molto ingenuamente, una semplice cecità. E se in tutta Europa, salvo che in Italia, è in atto un ridislocamento politico che in parte investe le forze tradizionali, in parte fenomeni del tutto nuovi, è forse perché si comincia a capire che negando i diritti ai Greci (e non parlo dei gadget sociali derivanti dal voto di scambio che la destra ha praticato per un decennio) si mettono le basi per la negazione dei propri stessi diritti.

I diritti e la vita delle persone non hanno prezzo, ecco cosa dovrebbero comprendere in quei luoghi dove i soldi hanno una densità fatale, le borse, le banche più o meno centrali, le stesse aziende che come in Germania cominciano a creare delle proprie banche. Sono invece la base del valore sulla quale non si può mercanteggiare.

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