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Si salvi chi può

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Si salvi chi può. Se la manovra consistesse in queste quattro parole forse non convincerebbe Trichet o i mercati-macello, ma almeno avrebbe il dono di esprimere la realtà di un Paese che si è svegliato con il gavettone della crisi dopo vent’anni di sonno.

Non è solo la corte dei miracoli governativa che non sa più che pesci pigliare, ma tutta la classe dirigente che annaspa dentro la sua mediocrità autoreferenziale, i suoi circoli, la sua informazione. E non riuscendo a trovare soluzioni annaspa dentro grossolani pregiudizi, pensando che la libertà di licenziare possa essere la mano santa o che chiedere il 2% delle rimesse agli immigrati sia qualcosa di onorevole. O che mettere mano al problema dell’evasione sia una cosa da socialismo reale. O che lo sciopero generale indetto dalla Cgil sia la “mazzata finale” secondo le parole di Bonanni, uno stakanovista dell’idiozia a perdere.

Tutte fesserie che dimostrano il livello intellettuale della classe dirigente, ma soprattutto la sua  pervicacia nel perseguire l’immoralità sociale. Uno spettacolo penoso e indecente: un Paese che non vuole cambiare e che riesce a mettere assieme solo provvedimenti salvagente per tenersi a galla, secondo le ricette vuote degli ultimi vent’anni. Gli industriali vogliono svuotare il lavoro di diritti e di capacità contrattuale, i sindacati bianchi con alla testa il succitato stakanov badano solo a costruire un futuro potere catto centrista, su suggerimento e benedizione vaticana, la maggioranza, ma anche buona parte del Parlamento vuole arrivare a fine mandato per ragioni pensionistiche o di allergia alle manette, le varie cricche affaristiche si affannano a non perdere le loro rendite di posizione e gli evasori incontinenti  preferiscono il diluvio alla sola ipotesi di pagare. Appunto si salvi chi può, come del resto è stato insegnato per due decenni.

Insomma una tragedia dalla quale se mai sortirà una qualche manovra sarà solo contabile e quindi inutile.  Anzi peggiore del male che si vorrebbe curare, una sopravvivenza breve e inquieta. Per risorgere il Paese avrebbe bisogno di essere rivoltato come un calzino, di ritrovare un po’ di coesione e di bene comune, ma bisogna fare presto, prima di rimanere senza nemmeno le mutante.

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