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Veronesi, quelle promesse sul nucleare…

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C’è stato un periodo della mia vita in cui mi appassionai della pesca, soprattutto perché mi permetteva di inoltrami lungo le rive dei fiumi che hanno un fascino tutto pietroso e cespuglioso. Ma anche questa piccola passione doveva scontare uno sgradevole rito di iniziazione, l’acquisto e la conservazione delle camole, ossia dei vermi. Dovevi portarti appresso il sacchetto brulicante e affondarci le mani.

Ma ci si fa l’abitudine e alla fine anche con larve di mosca acquisti confidenza. Però questo è niente in confronto al verminaio che  ogni giorno ci propone una classe dirigente incapace e disfatta. Quest’orda di cialtroni ha finito per trascinare nel sua lenta e angosciosa marcescenza anche gli uomini migliori. Oggi per esempio vedo che Umberto Veronesi ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza delll’Agenzia per il Nucleare. Certo l’oncologo non ci sta ad occuparsi solo di scorie che del resto egli considera così innocue da poterci dormire in radiante compagnia.

A parte questo però dalle dimissioni emerge qualcosa d’altro e di diverso. Scopriamo infatti dallo stesso Veronesi che l’Agenzia è “un organismo nato asfittico che non ha mai preso forma”. E che dopo un anno non ha una sede oltre a non aver nemmeno formalizzato la nomina dell’oncologo.

Ora mi domando come facesse Veronesi, subito dopo Fukushima, a tranquillizzare e a farsi garante di indagini minuziose e senza sconti sull’avventura nucleare italiana? Come poteva promettere questo, quando l’organismo di sorveglianza non aveva  sede e formalmente neanche un presidente? Va bene credere nel nucleare, ma vendere controlli e sicurezza da parte di un ente fantasma e dal futuro totalmente incerto visto il governo che abbiamo, è  malafede distillata. Anzi forse proprio i giorni successivi al disastro giapponese avrebbero potuto essere usati quanto meno per rivendicare un immediato chiarimento invece di tenere bordone al governo e ai suoi mentecatti.

Ma così non è stato e anche Veronesi si è lasciato coinvolgere e avvolgere nel tessuto di menzogne del berlusconismo. Quello usato per nascondere la realtà.

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