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Sancta romana Cricca

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“Ecco  tutti siamo di nuovo qui insieme! Per me è realmente una grande gioia”

E’ il dicembre del 2005 quando queste parole vengono pronunciate dal papa durante la sua prima visita pastorale in una parrocchia romana, Santa Maria Consolatrice. La grande gioia è dovuta all’incontro con il decano dei cerimonieri del vaticano, monsignor Francesco Camaldo, che nel ’77,  era viceparroco della stessa chiesa assegnata all’allora cardinal Ratzinger.

Monsignor Camaldo è quello invitato alla “cena della cricca”, nel nuovo e misterioso elenco inviato dalla procura di Pescara a quella di Perugia e nel quale figura anche Berlusconi. Monsignor Camaldo che qualcuno chissà come ha confuso con un’inesistente Jessica, pare che nel privatissimo condivida con un’altro criccaro, il gentiluomo di sua santità Balducci, una passione per giovanotti palestrati e molto attivi. Non senza un forte profilo morale: un prelato che abitava nella sua stessa casa  e che guidava la sua stessa auto alla ricerca dell’attivismo capitolino, disse indignato ai carabinieri che lo avevano fermato: “cercavo solo maggiorenni, non minorenni”. Questo sì che è vigore etico.

Sempre Monsignor Camaldo era stato molto amico di Giorgio Rubolino, legato all’ex ministro Dc Emilio Colombo, di ben noti costumi e implicato nella vicenda dell’assassinio del giornalista napoletano Giorgio Siani, prima di essere stroncato da un infarto. E sempre il monsignore è grande amico dei Savoia, noti massoni e tramite loro di esotici ordini cavallereschi dietro cui si nascondono logge segrete di sapore e filosofia piduista. Tanto che un tal Massimo Pizza riferì a Woodcock che Camaldo di sarebbe mosso per distruggere logge massoniche avversarie.

Oltre a quelle pontificie, Camaldo vanta altre frequentazioni con personaggi dello spettacolo, con stilisti (come Gai Mattiolo) e con il mondo della nobiltà: è cavaliere ufficiale dell’Ordine di San Giuseppe (l’Ordine dinastico degli Asburgo-Lorena di Toscana) e assistente ecclesiastico del Circolo di san Pietro, presieduto dal duca Leopoldo Torlonia.

Ed è inutile dire che fosse anche una pedina essenziale nel sistema Anemone e dei giri della protezione civile:  l’architetto Angelo Zampolini rivelò che era lui che gestiva gli affitti e curava le assegnazioni degli stabili di proprietà della congregazione propaganda fide, mentre i contratti di vendita erano firmati dal Cardinale Sepe. Nel 2004 fu proprio lui a cedere all’allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi il palazzo di via dei Prefetti. Insomma amicizie strette tanto da farsi “prestare” da Balducci 280 mila euro dentro un complicato “giro” di affari, massoni e servizi segreti. Soldi in parte prelevati dallo Ior.

Ma monsignor Camaldo, a cui il papa telefona direttamente, è anche sempre il decano dei cerimonieri vaticani. Oltre che un trait d’union evidente con tutti gli intrecci opachi che vengono alla luce. Così non solo suona fasullo il complotto massonico inventato da Avvenire, ma anche assai poco credibile il tentativo della Chiesa di mettersi alla testa di un’opera moralizzatrice dopo dieci anni di appoggio incondizionato al Cavaliere. Ancor meno se quest’opera volesse raffazzonare un centro destra, nominalmente terzopolista, ma erede in toto del berlusconismo. E no, per noi non sarebbe davvero una grande gioia.

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