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Gli apostoli della povertà altrui

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Lo so che la Chiesa è afflitta da un irrefrenabile maschilismo, ma di fronte a certe manifestazioni di fede nella santissima ipocrisia potrebbe pure fare qualche eccezione: perché ad esempio non concedere lo zuccotto da cardinale ad Emma Marcegaglia che interpreta così bene il sentire delle gerarchie?

Pochi giorni fa la papessa di Confindustria aveva sostenuto che i ricchi non possono dare nulla, visto che già pagano troppe tasse e due giorni dopo i vescovi italiani dalle colonne di Avvenire hanno detto che anche a loro non si può chiedere niente, perché già pagano. E poco importa se il gruppo Marcegaglia aveva fondi neri in Svizzera oltre che un gigantesco contenzioso giudiziario in tutta Italia, cosi com’è altrettanto marginale che la Chiesa paghi in regime di esenzione e con il trucco delle cappelline messe a santificare il commercio.

Certo siccome i porporati chiedono che venga colpita l’evasione altrui, com’è d’uso in questo Paese di morale doppia e tripla, si potrebbe intravvedere  anche la possibilità di uno scisma fra Emma e il Vaticano, ma in realtà l’evasione di cui parlano questi tosatori di pecore più che pastori è quella dell’idraulico, mica quella dei vlasti, sempre ben accolta dall’ Istituto per le Opere di Religione, alias banca vaticana, che promette un sereno e fervido cammino verso il paradiso fiscale.

No l’identità di linguaggio e di spirito è il medesimo, una rigorosa convergenza sull’etica dell’approffito: in fondo cosa cambierebbe se la Marcegaglia presiedesse la Cei  e Bagnasco Confindustria? Forse che alle assemblee di viale dell’Astronomia farebbe la sua apparizione un acquasantiera e alla Cei si distribuirebbero cronografi Hamilton, ma tutto rimarrebbe come prima perché entrambi predicano i pregi della povertà degli altri, come solleciti apostoli. Sì, sarebbe un bel coro che si leva carico di echi nella navata principale, Tantum ergo circonventum, veneremur cernui.

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