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Trenitalia, buio Fitto

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Come in un edificante quadretto domestico anni ’50 il ministro Fitto per portare la sua famiglia in montagna ha scelto il treno. E come non capirlo: il treno anche nel villaggio globale è una presenza carica di evocazioni, chi si occupa di mondo onirico dice che è il vettore preferito dai sognatori, e chi non ha immaginato un viaggio lungo il corso del fiume Urubamba attraversando la Valle sacra degli Inca o un itinerario sulle sferraglianti ferrovie indiane?
Più modestamente Fitto e i suoi familiari sono partiti in treno il 7 agosto dalla loro città, Lecce, per raggiungere Bolzano e poi Renon, sempre in Trentino Alto Adige. Un viaggio lungo, in vagone letto extralusso Excelsior, ci informa il Fatto, munificamente messo a disposizione da Trenitalia (società per azioni di proprietà del Tesoro) accogliendo le stringenti e dettagliate raccomandazioni del ministro che proprio come tutti noi perora: “Riservata. Massima attenzione alla pulizia e al servizio offerto, compreso equipaggi, loco, puntualità e sicurezza patrimoniale”.

Vedo una certa dose di ingenuità nelle involontarie concessioni che questo impuniti fanno all’anticasta. In un crescendo di sfrontatezza sempre più sorprendente anche rispetto ai viaggi in Cina di Craxi con i sui “cari” o le brevi ma frequenti incursioni di Gaspari nel suo Abruzzo forte e gentile. Si tutto congiura nel rendere questa classe dirigente, che vanta sempre minor consenso, più sprezzante, sguaiata e spudorata. Indifferente si direbbe allo scandalo che suscita. Anzi, c’è da supporre, interessata a promuovere disaffezione in modo da confermare la sua totale intoccabile detenzione del potere, del governo, del sottogoverno e dei privilegi che ne derivano. Perché i beni comuni e gli interessi pubblici e generali siano indubitabilmente roba loro, lasciando noi, la plebe, la massa, la gente rammentata e osannata al momento del voto, in un esilio strutturale dalla politica, in una sfera personale remota e rancorosa, distante e disagiata, livorosa e invidiosa.

C’è chi ha postulato che la miglior Politica, il migliore Stato, la più desiderabile organizzazione della vita pubblica sia quella capace di evaporare, di rendersi invisibile, di stare da parte creando la gradevole sensazione che tutto di svolge nel migliore dei modi in loro assenza. L’attività pubblica di pubblica utilità secondo i teorici della segretezza appartata degli arcana imperii, dovrebbe permettere ai cittadini di occuparsi di sé, dei propri cari, della sua esistenza, dei suoi piccoli sogni, tutte quelle cose che con l’organizzazione sociale avrebbero poco a che fare. Devono aver presa per buona questa convinzione quelli che dell’attività di gestione della cosa pubblica ci fanno vedere solo un segmento più o meno ripugnante più o meno spietato, indirizzato appunto a suscitare rifiuto, sdegno, pure troppo!, lontananza. Perché tanto quello che conta che genera profitto e potere che corrompe che perpetua privilegio si svolge dietro le quinte.

E infatti anche in questo caso il malumore ben orchestrato, almeno dalla percezione che se ne trae passeggiando nel web, si rivolge tutto contro la squallida prepotenza del ministro, la sua irriverente e scandalosa protervia di provinciale frustrato che vuol spadroneggiare nel mondo. Si davvero disdicevole , per carità, e chi lo nega. Ma francamente io sono molto più adirata con Trenitalia che ubbidisce alle inappropriate pretese, che soggiace alle invereconde richieste, altro che treno di mussolini, di lenin e perfino di necci. Che una società pubblica perennemente inadempiente nei confronti dei cittadini e utenti, che carica i pendolari su carri bestiame, ma che fa anche viaggiare i più fortunati in frecce spuntate, senza posto per i bagagli, con toilette impraticabili e aria condizionata intermittente, a cifre esosissime, ecco quella azienda dovrebbe mostrare più attenzione a non suscitare la legittima collera contro la casta di chi perpetua l’immoralità dell’inefficienza, della incapacità, del disinteresse per l’opinione pubblica e l’interesse collettivo. Che sarebbe poi l’antipolitica davvero auspicabile, quella in grado di intervenire davvero sulla disgregazione dello stato che è messa in atto, di connotare lo sdegno di una cifra morale perché un’etica pubblica dovrebbe essere quella che fa viaggiare comodamente, puntualmente e economicamente i cittadini tutti e non solo in ministri in vacanza, che fa funzionare sanità e servizi, che potenzia istruzione e conoscenza, che colloca la qualità quotidiana della vita tra i diritti irrinunciabili, come dovrebbe avvenire là dove la normalità non è un privilegio.

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