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Timeo Montezemolo ac dona ferens

Quando i ricchi ti propongono un affare gatta ci cova e bisogna stare attenti a non abboccare all’esca. Mica sono ricchi per nulla. Dopo l’esperienza del contratto con gli italiani che si è rilevato più truffaldino delle alghe di Vanna Marchi, non ci può certo fidare di chi ti offre caramelle dal cristallo abbassato del ferrarino.

E quelle di Montezemolo sono proprio caramelle, nemmeno la proposta che arriva da alcuni magnati americani di far pagare più tasse ai ricchi per salvare il liberismo dai suoi stessi disastri, ma soltanto un ennesima una tantum sui grandi patrimoni. Insomma una specie di beneficenza di emergenza, una generosità pelosa che chiede come contropartita che lo Stato svenda se stesso per essere in qualche modo fagocitato dai Montezemolo e dalle varie cricche di cui il Paese abbonda.

Beni immobiliari e attività di pubblica utilità che arrivano nelle mani di privati a cui piace molto trovarsi con la pappa fatta e quindi con investimenti assai ridotti: i cittadini con le loro tasse hanno già pagato il grosso. E’ abbastanza facile in queste condizioni essere concorrenziali  a uno Stato e a enti locali in mano alle clientele e inefficienti proprio per quello. Ci provi Montezemolo a fare la Ntv comprando i terreni, progettando le linee ad alta velocità, costruendole, investendo nelle tecnologie di controllo e sicurezza  e solo alla fine mettendoci i treni sopra con tutto il personale destinato allo smistamento.

Per carità faccia pure la sua freccia rossa,  purché sia chiaro che essa è e rimane saprofita di una organizzazione e di sistemi che sono stati messi in piedi con le tasse dei cittadini e il sudore di molte generazioni. Non siamo affatto davanti al nuovo, ma a un capitalismo italiano che da molto tempo si è abituato a vivere di un rapporto ambiguo e spesso opaco con la cosa pubblica e che adesso, come esempio di “modernizzazione” molto apprezzata sia a destra che a sinistra, vuole semplicemente sostituirla alle proprie condizioni. Ma con in tante vicende degli ultimi vent’anni siamo di fronte a un parassitismo avanzato. E un caso che proprio lui sia un rampollo Fiat, azienda che non esisterebbe nemmeno senza gli aiuti di stato diretti e indiretti che sono cominciati nel 1914 per non fermarsi più, salvo poi prendere cappello e andarsene.

Quindi per carità belli capelli si tenga le sue una tantum e le sue caramelle, qui, per quanto possa sembrare strano allo sportsman del ferrarino, si parla di cose serie.

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