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Renzi, il rottamatore di storia

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Anna Lombroso per il Simplicissimus
Ex democristiani, aspiranti democristiani, democristiani in pectore, democristiani pentiti, moriremo democristiani. Ma c’è un democristiano vigente, si chiama Matteo Renzi. È il sindaco di Firenze, ma mi dicono che la città si accorge di lui più che per le funzioni amministrative che gli competono, quando va in pellegrinaggio ad Arcore, quando fa il Brunetta contro i fannulloni di Palazzo Vecchio e quando prende a schiaffi il Primo maggio.
Nel segno della continuità con i suoi trascorsi e con la balena bianca mai abbastanza rimpianta il Renzi ha deciso di rottamare anche un po’ di storia che, diciamolo, per sua natura è arcaica, antica e pure noiosa per un giovanotto esuberante e ambizioso come lui.
Così a commemorare il sessantasettesimo anniversario della Liberazione della sua città ha chiamato il cardinale Silvano Piovanelli arcivescovo emerito di Firenze, motivando l’inopportuna decisone con l’intento inesplicabile per i più di sottolineare il ruolo dei cattolici nella resistenza.
A parte che Piovanelli non è Taviani. A parte che Piovanelli non è La Pira. A parte che a Silvano Piovanelli si rimprovera di essere stato uno dei più stretti collaboratori del cardinale Elia Dalla Costa e in tempi più recenti colui che non ha accolto il grido di dolore delle vittime di don Cantini, come ricorda qualcuno certamente meno ecumenico del Renzi. A parte che ingenuamente continuo a aspettarmi gesti così poco rispettosi della storia e del senso comune e civico da esponenti di altra parte politica, peraltro ammiratissima dall’intraprendente giovanotto, per far posto all’arcivescovo ha esonerato dalla commemorazione i rappresentanti dall’ANPI, che ovviamente considera vecchi attrezzi che ostacolano la pacificazione rivendicando meriti e sacrificio e magari anche, che esagerazione, esigendo il rispetto della verità storica.
Per essere bipartisan – come si usa tra i modernisti dei quali il sindaco di Firenze si sente rappresentante di punta – sarebbe bastato invitare un esponente della Fivl, uno dei molti storici che hanno esplorato figure fondamentale, da Puecher a Mazzolari, che, ipotizzo maliziosamente, Renzi neofita dell’ecumenismo nemmeno sa chi siano. Sarà che io dei futuristi apprezzo solo quelli russi, ma la scelta del rottamatore invece mi puzza del peggior conservatorismo, quello che aggira le comunità, in questo caso quella dei partigiani cattolici e dei credenti tout court, preferendo le gerarchie, in questo l’arcivescovo.
E allora è meglio che cattolici e anche le loro “dirigenze” post-secolari stiano in guardia. Non sono loro che strumentalizzano la politica, ma è un esponente nemmeno tanto brillante della vecchia politica a usare strumentalmente loro. Perché il suo non è né ecumenismo, né tantomeno un ossequiente desiderio di mettersi al servizio di una chiesa sempre più incline a imporre una sua etica e anche una sua storiografia di stato. La sua pervicace volontà è quella di far passare per rappresentazione di un pensiero comune la manipolazione della verità, scardinando i principi e i valori dell’antifascismo e della resistenza sui quali è stata edificata la nostra democrazia in pericolo e è stata scritta la nostra Costituzione che quelli della sua parte vogliono svuotare e stravolgere in nome dell’iniquità e della lesione di conquiste cui i partigiani, tutti, aspiravano e che hanno contribuito a consegnarci.
Quella parte sta realizzando un disegno strategico accompagnando alla rottamazione economica sociale e civile della nostra democrazia anche quella della nostra identità nazionale e della nostra storia. Cambiare nome alle strade, manipolare la memoria, mistificare la realtà: lo fanno fare alla loro volonterosa e ubbidiente militanza locale e spetta dunque a noi cittadini di città grandi e piccole unite da una storia di lealtà alla libertà fermarli.
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