Site icon il Simplicissimus

Macelleria sociale in Costituzione

Annunci

Supponiamo che la terra tremi e distrugga le case, che ci sia un’alluvione disastrosa, che il maltempo di accanisca sulle colture e metta in moto qualcuna delle mille frane in agguato nel nostro trascurato territorio. Che un qualunque disastro naturale e umano provochi danni per miliardi. Non si tratta di un’ipotesi remota, anzi statisticamente in un decennio possiamo attenderci più di una catastrofe. Ma supponiamo che a parte il primo intervento non si possa fare nulla per la ricostruzione e per la vita di chi è stato colpito, se non rinunciando a progetti in corso, oppure imponendo nuove tasse o svendendo qualcosa per fare cassa o finendo nelle mani dei cravattari internazionali.

Assurdo, angoscioso, eppure è esattamente quello che accadrebbe se l’attuale governo, inesistente per il bene, ma presenzialista per il male, oppure le svagate e “responsabili” opposizioni davvero cercassero di mettere il pareggio di bilancio nella Costituzione. Ed è solo uno dei tantissimi guai ipotizzabili in un Paese che dovrebbe correre e che invece sarebbe ulteriormente rallentato da una simile follia. Perché ovviamente questo impedisce ogni elasticità di spesa senza peraltro apportarvi senso e oculatezza.

E visto che per anni siamo stati così babbei da pensare che lo Stato si potesse gestire con gli stessi criteri e la stessa mentalità di un’azienda, chiediamoci se una qualunque impresa, anche la più piccola, anche la merceria all’angolo possa fare fare a meno di aver un piccolo fido.

Infatti nessuno Stato al mondo presenta una coglioneria del genere che finirebbe con gli anni per produrre enormi tensioni sociali, povertà e paradossalmente più deficit a causa dei ritardi che si accumulerebbero nelle infrastrutture e nelle opere pubbliche nel loro complesso. Esistono certo dei vincoli di deficit, come in Germania, ma non certo un obbligo costituzionale di pareggio.

Non posso credere che un simile ricatto venga dall’Europa e non posso credere che lo si possa accettare a meno che tutti gli altri stati non facciano altrettanto. Perché è ovvio che a farne le spese sarebbero le categorie più deboli alle quali si potrebbe dire sempre no: lo scrive la Costituzione. Ed è anche ovvio che colpirebbe al cuore la progettualità  e lo sviluppo di un Paese. Purtroppo però  questa è la filosofia liberista che vuole ridurre lo stato a una larva, utile magari  soltanto a mettere mano ai disastri provocati dal medesimo come è avvenuto negli anni scorsi. E non mi meraviglia che il governo mentecatto ne sia felice, perché potrebbe fare macelleria sociale nello spirito della Costituzione.

Ma che la finanza ci provi è un conto, che un intero Paese abbocchi è straordinario, una prova dell’obnubilamento generale, qualcosa di ancor più scandaloso e desolante della proposta che ci tratta come un Guatemala qualsiasi. Altro che inutile perché ci vorrebbero nove mesi per approvarlo come dice Letta il piccolo in forza Pd, un disastro totale che alla fine provocherebbe proprio quel default che si vorrebbe evitare. E’ che quando si perde la testa si perdono anche le palle e si diventa tonti a tutto.

Exit mobile version