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Famiglia di regime

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Per chi è stato in un giornale non è sorprendente che il 2 gennaio si metta in pagina l’immancabile pezzo sul generale Inverno. E che il 14 agosto si esplori la weltanshauung di miss cocomero a Riccione o il picnic della classe dirigente in braghette a Sabaudia. Malgrado siamo un paese sotto tutela, sull’orlo catartico di un default forse augurabile, non c’è granché da stupirsi che il più autorevole quotidiano nazionale interpelli Daniela Santanché sulle nozze tedesche di Paola Concia con Ricarda Trautman. Tedesche, perché si sa che da noi, grazie anche alla Santanchè, non è riconosciuto valore legale a un vincolo liberamente scelto e vissuto nell’amore e nella solidarietà tra due persone di sesso diverso e figuriamoci se può essere benedetto da Dio e dagli uomini quello tra due dello stesso sesso.
Oh che impressione! È la reazione a caldo della Santanchè. Si lei si “impressiona” per certe cose e non ci si vuole abituare.. La reazione della sottosegratria non mi ricordo più a che cosa, è inorridita e sdegnata: la Concia si è inventata una provocazione politica, che finisce su stampa e TG e che potrebbe costituire un pessimo esempio per i figli.
Si, rappresenta un bel rischio per la maggioranza al governo che il figlio della Santanchè, il Trota, La Russa jr possano venire a conoscenza di come può essere bella e viva e trasparente e umana e civile e felice e dignitosa e libera e appassionata la vita di una parte del mondo che vuole con esplicita fierezza esprimere i suoi sentimenti, d’amore, d’affetto, di sodale vicinanza e sostegno, oppure anche sdegno, ribellione, protesta, sensi mostrati con l’orgoglio della libertà di pensiero e di azione.
Perfino i delfini di una classe dirigente, adusa a trasformare i vizi privati in pubbliche virtù, sia pure svezzati a suon di arroganza, privilegi, ingiustizia, esami comprati, master usurpati, lauree taroccate, educati alla sopraffazione dell’altro, al commercio dei corpi, a vincoli basati sul commercio, la corruzione, l’inganno, perfino loro potrebbero essere contagiati dalla bellezza dell’amore, dalla tenerezza delle lacrime o delle carezze, dalla magnifica grandezza di un’anima che parla a un’altra con le parole della poesia e della ragione, di una voce che canta la stessa canzone di un’altra voce. E che poi tutte insieme si arrabbiano, ridono, esprimono pensieri e sentimenti, quelli di tanti e infine dicono o gridano o sussurrano quel bel vocabolo che è libertà e la voglio vivere e esercitare per loro e a nome di quelli che non l’hanno e la vorrebbero.
Si quella classe dirigente che ha scelto la strada del cattivo esempio ha paura di certi simboli. E ha fatto proprio bene Paola Concia invece a compiere questo gesto esemplare non solo per sé e la sua compagna, ma per tutti noi, un riscatto simbolico e un’affermazione potente del diritto di essere uguali nelle differenze e differenti egualmente riconosciuti e liberi nella “cittadinanza”, con aspirazioni, inclinazioni, desideri, credo, aspettative tutte giuste e tutte legittime. E il diritto che questo diventi una ricchezza di tutti e per tutti.
Non venitemi a dire che questa classe dirigente che fa la parodia di Christian De Sica e Boldi, che rivendica compiaciuta come un valore spregiudicatezza e cinismo, malcostume e morbosità, che ostenta ricchezze recenti e discutibili insieme allo spregio di regole e leggi, che esibisce come meriti tracotante narcisismo, sfrontato egocentrismo e dissoluta vanità, che vanta bravate sessuali e commercio di bravi e affiliati, non venitemi a dire che predica bene pur razzolando malissimo solo per far contenta santa madre Chiesa. Certo anche in questo caso assistiamo all’unità di intenti di due soggetti in bilico sul precipizio della perdita di consenso e autorità. E che per questo stringono patti di mutua assistenza.. Ma esiste anche, oltre alla smania di imporre indicazioni morali imposte dalla religione come etica di Stato, quella vecchia inguaribile maledetta pratica coercitiva delle destra, che vuole imporre oppure vietare a tutti quello dal quale si sente esentata oppure legittimata. Come atto dimostrativo della sua “sovranità”, come riconoscimento identitario della sua superiorità sul popolo, come esercizio ipocrita di un conformismo dei sentimenti e alla loro rispettabilità delle inclinazioni, così come dell’estetica “maggioritaria” dei corpi, ispirati al rapido consumo e alle leggi di mercato.
Si è meglio che i figli del regime non si accorgono che c’è una vita più piena e felice senza gli stravizi di Berlusconi e i pregiudizi di Ratzinger. Potrebbero prenderci gusto.
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