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Giù le mani dal lavoro, cretino premium

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Se Tremonti ha dato del cretino a Brunetta perché minimizzava la portata della manovra dando così l’impressione di scarso rigore ai cosiddetti mercati, allora dovrebbe considerare un cretino premium, extra, super  il Berlusconi che sta ripetendo la solita storia che andiamo meglio di altri e che non abbiamo troppi problemi.

In realtà di problemi ne abbiamo molti e oggi nella speranza di fare cosa gradita agli speculatori, Silvio ne ha aggiunto un altro di suo sostenendo che per la ripresa occorre sfasciare lo statuto dei lavoratori e quindi avere rapporti di lavoro ancor più precari, anche lì dove si era riusciti ad arginare il flusso della inciviltà. Per questo Confindustria e i sindacati bianchi gli saranno grati, ma non servirà a nulla perché la scarsa produttività è dovuta a quindici anni di scarsi investimenti. Investimenti che non possono essere fatti adesso perché le banche sono in sofferenza e in ogni caso hanno chiuso i cordoni della borsa. Lo sanno tutti anche i mezzadri di iniquità.

Anche ammesso che la perdita di diritti possa avere un valore economico, si tratta si spiccioli, di un rimasuglio di frittura mista, un prezzo indegno e indecoroso: lo sanno per primi quelli che invocano la deregulation della civiltà. Anzi sanno che il lavoro mal pagato e mal tutelato si accompagna sempre a prodotti di scarsa qualità e innovazione, di scarso valore aggiunto. Si accompagna a un futuro gramo.

E quindi se il premier già dovrebbe vergognarsi di riproporre idee che non sono soltanto inique, ma hanno già fatto il loro tempo, com’è di mostrato dal fatto che le economie più dinamiche anche dentro la crisi sono proprio quelle con i salari più alti e le migliori tutele tutele, ancora di più dovrebbe vergognarsi di farlo di fronte alla realtà dell’insicurezza di tutti, a una generazione bruciata, a un futuro sottratto e al declino di un Paese di cui è il maggior responsabile.

E che dire del fatto  di presentarsi come imprenditore  che sta sulla breccia, quando è solo da un inconcepibile conflitto di interessi che le sue aziende si sono prima salvate dal fallimento e poi sono ingrassate attorno alla figura dell’ingordo politico ricattatore e corruttore. Imprenditore di menzogne, quello sì.

I mercati lo svergogneranno,  conoscono benissimo l’aria fritta e purtroppo infliggeranno una punizione a tutti gli italiani. Ma certo che quest’uomo te le strappa dalla bocca le battute grevi: perché sì, ci ha voluto mettere la faccia,  ma la faccia come il culo.

 

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