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Punto zero

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Anche oggi una strage. In Siria, da qualche parte sull’atlante, forse da nessuna parte importante nella nostra mente. Di fronte a queste cose che solo ci lambiscono con l’emotività acuta, ma depurata dall’esserci, noi che ci chiudiamo a riccio ormai per una sassaiola, nasce la netta impressione che non ci stiamo capendo nulla o non vogliamo capire di essere entrati nell’era dei vasi di ferro.

A scorrere le notizie  tra le corruttele di governo, i giochini della politica, le notizie dell’estate svagata, i menù della buvette, le precisazioni, le rivendicazioni, i processi lunghi votati e sbagliati, i passi avanti e i passi indietro, le guerra per bande, sembra quasi che nessun dramma si stia addensando nel futuro del Paese se non quello stesso che le notizie descrivono e che tuttavia è diventato abitudine. Trent’anni di abulia sono difficili da recuperare e così quasi assistiamo al continuo affondamento del bastimento senza nemmeno correre alle scialuppe.

Si il paragone abusato del Titanic e dell’orchestra che suona, mentre nella notte il bastimento affonda. Ma in realtà è molto peggio: perché l’orchestra ha già finito di suonare, si avverte l’angoscioso rombo dell’acqua che entra ma si è vinti da troppi anni di abbandono. E mentre una parte della politica vigila che non ci sia un ammutinamento, un’altra pensa che forse con l’Udc de la si potrà scampare.

In fondo è molto comodo credere che non avverrà nulla di grave, ci aggrappiamo a questa inconsapevole speranza: e forse se non fosse per la difficoltà di sbarcare il lunario o di comprarsi la macchina nuova o di fare i conti prima della gita fuoriporta, avremmo anche continuato a credere che la crisi non c’era e che i conti erano sotto controllo. In realtà l’unico controllo che si sta tentando è quello di una classe dirigente che tenta di salvare il vascello così com’è, sperando che con un numero sufficiente di gente alle pompe, si continuerà a galleggiare. Salvando le proprie cabine e i propri gradi e sacrificando pochissimi graduati o magari solo il capitano.

Del resto è un atteggiamento comune a molti passeggeri che si avvinghiano al loro come se facesse parte della nave e si potesse salvare a parte. Solo chi si accorge di non avere ormai più nulla comincia a risvegliarsi. Eppure da quello che sta succedendo in tutti continenti, è evidente che un mondo è finito e che nel giro di pochi anni davvero nulla sarà come prima. La scelta è se stare a guardare accettando anche il peggio o stare a guardare.

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