Site icon il Simplicissimus

Allam è grande e Borghezio è il suo profeta

Annunci

Come dicevo ieri se la pazzia di Breivik appartiene a lui come persona, la sua cultura delirante e al tempo stesso grottesca e mediocre, non si ferma ai confini della Norvegia ed è ben presente in Italia. Si insinua dentro la disgregazione sociale sostituita dalle appartenenze che sono un effetto del neoliberismo e si racchiude a conchiglia dentro le paure angosciose, presunte, suggerite e sfruttate come elemento politico principe.

E’ presente a tal punto che ha persino i suoi personaggini ufficiali, quelli che con le loro dichiarazioni pubbliche sono l’alibi per coltivare senza vergogna di sé gli opachi umori di un Paese in declino, sono i ventriloqui che danno sfogo ai prodotti intestinali della pancia. Una piccola, orrida galassia che ha preso la parola e va dal nazilegista Borghezio il quale sostiene che molte idee del folle di Oslo “sono ampiamente condivisibili” come si può constatare in questo link  al nazicristiano integralista Magdi Allam che in un articolo per il Giornale (e dove se non lì?) non perde occasione per scagliarsi contro il multiculturalismo. E mostra tutta la sua ipocrisia quando nell’incipit del suo intervento dice che «tutti ci sentivamo come rincuorati» dalla pista islamica.

Perché il Cristiano Allam ritiene per un musulmano l’assassinio e la strage siano normali, discendano direttamente dalla sua religione che finge di non conoscere esattamente come finge di conoscere quella cristiana. Ma sapete a me interessa poco l’integralismo opportunista di Allam in quanto singolo, nè le contraddizioni che esprime visto che lui stesso, cristiano formatosi in Egitto, è un prodotto della libertà che offre il multiculturalismo. Né il fatto che tanto rigido e ottuso integralismo cattolico, sfoggiato con disinvolto malgusto, non gli impedisca di vivere con una seconda moglie sposata civilmente. Né il fatto che il suo anti islamismo sconfinante con la xenofobia gli sia valso un lucroso premio sionista. No, davvero non mi interessa il suo farsi muezzin del Vaticano.

Mi interessa invece che un personaggio del genere, astuto, ma di assoluta mediocrità, tendente alla mitomania, sia stato vezzeggiato dall’establishment giornalistico tanto da lavorare prima al Manifesto, poi come editorialista di Repubblica e infine come vicedirettore “ad personam” del Corsera. Né informato, né brillante, né in buonafede è stato dapprima la patacca di una presunta apertura al mondo islamico e poi paradossalmente il corifeo simbolico della chiusura a quello stesso mondo.

Adesso giace nel Parlamento europeo, istituzione multilinguistica e multiculturale, accanto a Borghezio che esprime in maniera più rozza le sue stesse idee, quello stesso veleno. E la cosa non mi rincuora affatto.

Exit mobile version