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La guerra delle monnezze

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Straziata dalla necessità di dover votare no all’arresto di Papa quando tutto il suo elettorato dice si, la Lega cerca una via d’uscita. Per quanto disponibile a credere con un altro grado di cecità, l’elettorato non si accontenta di posizioni ufficiali sconfessate poi dal voto segreto o palese che sia. Cerca una via d’uscita che può star bene a Berlusconi, il quale con tutta evidenza ha argomenti molto persuasivi per convincere il vecchio gruppo dirigente del Carroccio a rigare dritto sulle cose che veramente lo interessano: le proprie vicende e tutta la spazzatura etica che si sta accumulando nella sua maggioranza.

Una via d’uscita che al vecchio ciarlatano dell’ampolla e ai suoi seguaci permetta di continuare a dire che che la lega c’è l’ha duro e di non perdere la faccia, rivelandosi come la versione padana dello scilipotismo. Così probabilmente ha individuato nella vicenda dei rifiuti di Napoli la sua scappatoia. Un insieme di rozza furbizia, di ottusità e di sentire miserabile: voterà no al decreto per sottrarre Napoli al pericolo di affogare nei rifiuti. Tanto a Berlusconi non trattandosi di rifiuti morali verso i quali ha la più alta considerazione, interessa poco. E farà la figura di difensore del Nord. Naturalmente di un Nord che è in realtà un profondo sud, quello cialtronesco delle autoincensazioni: chi si loda s’imbroda.

E infatti in Germania dai rifiuti di Napoli ci guadagnano, avendo una filiera moderna di selezione e riciclo a monte e anche impianti termici finali che hanno il record mondiale quanto a basse emissioni. Per i tedeschi i rifiuti sono un affare, per noi sono una maledizione visto che nella loro gestione si esprime buona parte del malgoverno e del malaffare che il Paese sa esprimere.

Peccato perché tra l’altro in Italia si sono messe a punto tecnologie avanzate che vengono vendute altrove, mentre in patria sembra che sia vietato: noi i rifiuti non li vogliamo smaltire, ce li teniamo cari. Anche in Camera se occorre.

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