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I giochi criminali

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

In un’economia congelata da un governo impotente e da una classe imprenditoriale codarda, conservatrice e arcaica c’è un settore in sorprendente crescita. Il gioco d’azzardo comprese le scommesse sugli eventi sportivi , si legge nella Relazione sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, predisposta dalla Commissione Antimafia., è un settore in continua espansione.
Nel 2011 il gioco “lecito” sarà in grado di totalizzare proventi per oltre 70 mld di euro. Ma invece, secondo la Guardia di Finanza, il volume d’affari del gioco illecito raccoglie tre volte tanto quello del “gioco di Stato”. Che si ridurrebbe però grazie, agli sforzi per il recupero dal sommerso e l’azione repressiva, a circa 180 miliardi.
Se il 2010 è stato un anno d’oro per gli imprenditori delle scommesse clandestine, ha registrato però un incremento del 165% della individuazione dei punti di raccolta scommesse non autorizzate e clandestine e le somme di denaro sequestrate avrebbero avuto un incremento dell’817%.
anche per i rischi giudiziari relativamente limitati e per l’ingente volume di affari, è ormai diventato la nuova frontiera della criminalità organizzata di tipo mafioso. Non c’è regione d’Italia che sia immune dal fenomeno. E ad aggravare il problema c’è l’offerta vastissima via internet, che sfugge praticamente ad ogni tipo di controllo.
Tutte le mafie sono interessate a infiltrarsi nel gioco d’azzardo, sia lecito che illecito.
Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra, Sacra Corona Unita e, per l’occasione, anche l’Anonima Sarda. Controllano le scommesse e le bische clandestine il toto nero e il lotto “sommerso” , ma anche le slot machine, quelle del bar sotto casa.
L’Italia è tra i cinque Paesi al mondo per volume di gioco; l’industria del gioco ha attualmente un fatturato complessivo pari al 3% del PIL e dà lavoro a 5000 aziende e 120.000 persone.
C’è da immaginare dunque che possa vantare una collocazione invidiabile anche per quanto riguarda il gioco d’azzardo online e – finalmente – una leadership regionale in un’ Europa nella quale le bische virtuali sono un business in rapida crescita, con circa 15.000 siti web già individuati e proventi annui complessivi che nel 2008 hanno superato i 6 miliardi di euro e che secondo le previsioni dovrebbero raddoppiare entro il 2013.
Si in questa modernità regressiva il neoliberismo ha premiato un settore sorprendente della turboeconomia, il turbo-azzardo, il gioco solitario intangibile e virtuale tra le pareti di casa, quello ancora più soggetto a passaggi incontrollabili e opachi nei quali le banche non sono certo estranee.
Perché in questa combinazione paradossale di lecito e illecito, come se fosse lecito e morale che esista un gioco d’azzardo di Stato, non tollerato bensì promosso e favorito mediante una penetrazione in tutto il tessuto sociale di una rete di “operatori” e “attrezzature” a disposizione die miserabili disperati sogni di un popolo di perdenti, non può che avere il sopravvento l’illegalità che la fa da padrona grazie alla complicità e alla connivenza di una maggioranza che l’ha eletta a musa ispiratrice della sua azione di governo.
Spesso in questi giorni ripenso a un rapporto profetico inviato nel 2000 a Clinton. Nel 2010, vi si affermava, il mondo assisterà alla nascita di nazioni criminali.
Già molte zone del mondo sono sfuggite alla sovranità degli stati per passare sotto il controllo di veri e propri governi privati alimentati dalla droga e da attività criminali.
È meglio non credere che la loro “classe dirigente” sia costituita da gangster in gessato e sigaro, da manovalanza inconfondibile per feroce rozzezza: sono tra noi con gli abiti formati e l’aria educata di discreti commercialisti, con l’aspetto untuoso di solerti avvocati e probabilmente come in Ecuador con lo sbrigativo piglio di grigi bancari che vogliono fare i “nostri interessi”, perché gli incaricati di mantenere il grande business dell’illecito e dell’illegalità, quando sono confusi i ruoli della stato e del controstato, sono colletti bianchi insospettabili dei quali faremo bene a sospettare, perché nella desolazione della fine dei sogni di crescita e di accumulazione è facile finire nell’incubo del giocatore e dei suoi demoni, più squallidi e banali di quelli di Dostoevskij

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