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Banzai

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In Giappone il ministro per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo,  è durato solo 9 giorni. Questo perché durante la sua prima visita in una delle aree più devastate, l’ingenuo Ryu Matsumoto,  ha detto “aiuterà tutte le città che hanno delle idee, ma non daremo una mano a chi non ce l’ha”. Non ha fatto in tempo a terminare il suo giro che ha dovuto dare le dimissioni a furor di popolo.

Confrontare questa vicenda con quelle italiane è devastante:  da noi ogni giorno un  ministro un premier annuncia che non verrà dato aiuto a questo o a quello , che i precari sono il peggio del Paese, che gli elettori di un’area politica sono dei coglioni; si studiano mezzi e leggi per decretare l’inferiorità di qualcuno, per escludere e dividere. Ma chi dice queste cose è sempre lì, non si dimette, talvolta trova persino l’approvazione di imbecilli che credono si tratti di merito.

Ma la verità è che siamo a tal punto sudditi, a tal punto sottomessi, che persino in un Paese molto ligio all’autorità e forse nemmeno un modello di democrazia come il Giappone, le cose che da noi sentiamo dire tutti i giorni, suonano come intollerabili e costringono non alle smentitine via Ansa, ma a lasciare baracca e burattini per meditare sulla propria insipienza.

Invece noi abbiamo tollerato da troppi anni che un branco di mentecatti e cialtroni potesse dire qualsiasi cosa, offendere interi ceti, classi regioni, simboli, abbiamo svenduto la dignità di cittadini in cambio di promesse truffaldine e sicurezze fasulle. Forse sarebbe il momento di dire Banzai*

 

*Banzai in giapponese è in realtà un numero, vuol dire 10 mila. Fa parte di una frase  rituale di guerra che suona ” Diecimila anni di vita all’imperatore”. Troppo lungo per essere un urlo di battaglia e dunque contratto alla sola parola inziale.

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