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Lamento per Ofelia

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Forse tra poche ore il potente battuto e recuperato dalla polvere – troppo tardi per tornare sugli altari – tornerà libero a “rodersi” per una intemperanza condannabile e condannata oltre misura, se gli ha fatto perdere un trono e l’occasione di sedersi su di un altro ancora più desiderato. E lui decisamente i desideri non li sa tenere sotto controllo.
Ma per un momento vorrei invece pensare all’altra comprimaria di questa brutta pièce, altro potente stereotipo disegnato alla perfezione: povera marginale dropaut nera con un passato di disperazione ora investigato e smentito con sprezzante meticolosità dalla polizia americana che prima aveva con la stessa voluttà indagato in quello di DSK.

Il procuratore che guardava con soddisfazione la manifestazione delle cameriere indignate alcune vere altre suppostamene figuranti di brodway con tanto di crestina, aveva interpretato alla perfezione autorità giudiziaria e immaginario americano, puritano pruriginoso e ipocrita: siamo un grande paese che offre a una diseredata, a una emarginata, la possibilità di avere giustizia. Senza dire che un grande paese è quello che non permette a una persona uomo o donna che sia, bianca o nera, di essere così disperatamente esclusa – di notte in una casa dove abitano solo sieropositivi, con un figlio a carico tossicodipendente, di giorno a compiere mansioni sempre uguali in un hotel del privilegio – da pensare di affrancarsi con una impalcatura pericolosa a pericolante di ricatti e bugie e una rete di amicizie poco raccomandabili.

Non so se sia un complotto quello ordito contro DSK o solo una macchinazione di ladri di polli saliti di grado e bene informati dei vizietti recidivi del candidato alla presidenza francese. Ma è una specie di grande complotto quello che la vita ha architettato ai danni di Ofelia che pare che alla fine di abbia guadagnato solo 100 mila dollari, circa quello che hanno ricavato in qualche serata le ragazze del nostro premier.
Nata dalla parte sbagliata del mondo, per farsi tollerare dalla parte “giusta” ha dovuto, così sembra, inventarsi dolori e ferite superiori a quelle inflittele dalla realtà, pulire dove i ricchi sporcano, sopravvivere ai margini della marginalità. E come se non bastasse, essere promossa a eroina o al quarto d’ora di popolarità grazie a qualcosa di comunque turpe, vittima o delinquente che sia. Perché comunque essere accettata anzi gradita in quanto vittima è velenoso, appaga le cattive coscienze, l’ipocrisia, il pietismo, la commiserazione sbrigativa e spiccia.
Il libro che ho odiato di più nella mia vita, di un odio civile e ribelle, è La storia di Elsa Morante: i poveri che sono condannati a essere anche poveri di spirito, i diseredati che si arrendono alla rinuncia, i sommersi che non possono affiorare dalla remissione.

E ancora di più odio chi li vuole così, chi vuole gli immigrati nascosti tra le pieghe della nostra opulenza, naufraghi tanto da irrompere nelle nostre coscienze solo quando galleggiano sul pelo dell’acqua dei nostri mari, invisibili perché preferiamo non guardarli. A meno che non diventino degli archetipi: le vittime che in quanto tali pacificano la nostra ipocrisia caritatevole con una solidarietà che si consuma in fretta in un comodo soffice oblio.
Stiano tranquilli quelli che prima hanno gridato allo scandalo e adesso dicono, ma l’avevo detto! Adesso Ofelia è davvero vittima: di avere sperato forse di salvarsi dal naufragio con un inghippo, di sprofondare di nuovo nel cupo anonimato della sua quotidianità disperata e per giunta colpevole, di una esistenza violata dalla curiosità e ispezionata impietosamente, come impietoso è stato il suo tentativo maldestro di salvarsi. Ma era nata dalla parte sbagliata, c’erano ben poche speranze di farcela. Perché i sommersi devono imparare purtroppo a loro spese che per liberarsi ci vuole rabbia si ma anche lotta e dignità e la forza che viene dallo stare dalla parte giusta

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