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Bavagli di bugie e sciocchezze

 Dietro ogni bugia non si nasconde soltanto uno scopo immediato, c’è anche un retroterra di aspirazioni e di non detto di cui spesso lo stesso bugiardo non si rende conto. E dunque dietro le bugie del ministro sul costo delle intercettazioni che variano in pochi mesi da 278 milioni a un miliardo, c’è qualcosa in più del naso lungo di una casta che comincia ad avere paura.

Si sa che il dormiente elettorato della destra, che ormai comincia ad avere la sua età e non segue molto bene, è sensibile ai soldi e per questo da quando è in ballo la legge bavaglio ministri e badanti di Silvio non fanno altro che tirare fuori conti e confronti sballati sul costo delle intercettazioni. Ma anche un imbecille, persino il ministro Alfano in un eroico sforzo intellettuale, capirebbe che le indagini fatte nel modo tradizionale costerebbero enormemente di più: ci vogliono macchine, appostamenti, foto rubate, cimici, una quantità di uomini, di tempo e di mezzi non paragonabile alle intercettazioni. Tutte cose per i quali strumenti e organici sono del tutto insufficienti. Figuriamoci tornando agli anni ’70: già oggi non ci sono i soldi per aggiustare le auto delle forze dell’ordine, per la benzina e per pagare gli straordinari. Ma vogliamo proprio prenderci in giro fino in fondo?

In ogni caso le indagini “tradizionali” sarebbero assai meno efficaci: quando si dice che siamo nell’era delle comunicazioni, si vuole intendere che la gran parte delle informazioni passa per computer, cellulari, cavi e via dicendo, non attraverso foglietti, diari, lettere, parole segnate col rossetto o qualunque altra cosa possa passare per la testa al ministro.

E allora assodato che magari qualcuno più brillante fra le dense schiere berlusconiane è riuscito ad afferrare il concetto, perché si continua a dire quelle che si potrebbero definire come improvvide deiezioni di forma cilindrico ogivale? Perché sostenendo che le intercettazioni, cioè la forma più efficace e più economica di indagine, costano troppo si vuole semplicemente dire che dovrebbero essere abolite le indagini, almeno quelle che arrivano alle cricche, compresa quella che per snobismo viene chiamata in codice “governo”.

Altro che privacy da difendere: è sottrarre al giudizio il malaffare, la malversazione dell’etica, la vendita di indulgenze. E proprio a stare leggeri la pessima politica, i linguaggi da suburra, il mercato delle vacche, quei ” non reati” che gridano vendetta. E che sono ormai invece il massimo delitto: il soffocamento del Paese.

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