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Bonanni da bere

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Ho visto Bonanni. L’ho visto che discuteva con Vauro in tv e molto di quello che non capivo della Cisl mi è stato chiaro. Abbronzato, tranquillo, curato, baffi e pizzetto da D’Artagnan in pensione sembrava l’antitesi del dramma che sta vivendo il mondo del lavoro, un Bonanni da bere.

Se mai Silvio ha un modello estetico di sindacalista, credo che corrisponda al Bonanni lampadato che parlava per frasi fatte e imbarazzate, che faceva finta di chiedere anche lui, con singolare coincidenza, una riforma fiscale che non si può fare e lo sa benissimo. Ma certo un po’annoiato di dover rimandare la partita di bridge con gli amici o magari un incontro galante. Ben diverso dal demagogo scarmigliato che al tempo del governo Prodi non faceva che addebitare al governo tutte le disgrazie del mondo, pure quelle che non c’entravano nulla. .

Adesso chissà cosa addebita. Comunque per scuoterlo da quel clima di vacanza che ieri gli si leggeva in viso non gli basta constatare che lo sfascio dei diritti del lavoro non ha minimamente scosso la produttività e l’economia del Paese. Non gli basta intravvedere il precipizio. Forse perché non basta ancora e insieme a Sacconi e Marcegaglia troverà un’altra salvifica quadra sulla contrattazione nazionale.

Ho detto che sembrava D’Artagnan in pensione, ma c’è qualcosa che non va: i moschettieri stavano con il re contro il cardinale Richelieu, invece lui sembra stare magnificamente con tutti e due. E giustamente da sindacalista vuole lasciarli lavorare.

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