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Straquadanio e Brunetta, accusatori di se stessi

La cattiva coscienza a volte prende la parola e racconta sottotraccia una verità che suona più forte della bugie e dei pretesti che escono di bocca. Non la si può controllare, nasce da un senso di colpa che diventa sempre più acuto, man mano che si avvicina la resa dei conti, che i fili sparsi arrivano al rocchetto.

E per rimanere alle tristi cronache di questi giorni non si può non notare che una delle frasi pronunciate più spesso dal mini nevrotico Brunetta, è “lei studi, lei deve studiare di più”. Visti i toni, le smorfie, quella specie di sorriso maligno che pare l’agonia di un furetto, la ripetizione ossessiva, non si capisce se si riferisca all’argomento del contendere oppure alla psicopatologia. Ma la cosa singolare è che  nonostante le conoscenze, le trame, i santi in paradiso Brunetta è riuscito a essere “bocciato” a un concorso per professore ordinario. Il che per un premio Nobel in pectore, come si autodefiniva è davvero un brutto colpo. E del resto se pensiamo che praticamente tutte le pubblicazioni scientifiche dello stesso non sono che articoli e saggi divulgativi o politici, in effetti chi avrebbe dovuto studiare di più è proprio lui.

Così il ministro dice agli altri quello che probabilmente si aggira come un silenzioso rimprovero che riesce a prendere voce solo come un’esortazione e una sciocca offesa ad altri.

Ma la stessa cosa succede a Straquadanio che non è riuscito a tacere sulla indecorosa scena tra Brunetta e i precari. Anzi nella foga ci offre una teoria alternativa a quella del premier sulle sberle che sono arrivate con i referendum e le amministrative. Se per Silvio è colpa di Crozza, per Giorgio Clelio è dovuta al fatto che i precari e gli statali non hanno un cazzo da fare, vanno in rete e condizionano l’opinione pubblica.

E’ un’ analisi meditata e di grande spessore, certo superiore a quello di Giorgio Clelio stesso che probabilmente l’ha orecchiata e copiata dal falso diario di ‘O animale pubblicato da Dell’Utri per dimostrare che i camorristi sono buoni. Ma anche qui ci troviamo di fronte a una singolare accusa freudiana, perché in effetti Straquadanio non ha mai fatto un cazzo in vita sua e dopo essere stato il portaborse e probabilmente il bel ami  di  Tiziana Maiolo, allora antiproibizionista, è sempre vissuto nel sottobosco politico tra valzer e giravolte fino a che ha trovato la sua strada finale nel berlusconismo, il luogo migliore per la sua brillante intelligenza e la sua sensibilità politica. Il lavoro e Straquadanio sono un ossimoro.

Certo la paura, la sensazione di essere ormai al ridotto della Valtellina, stimola ancor di più l’arroganza delle nullità, fa trasparire la verità su se stessi e si dovrebbe dire che annebbia l’intelligenza, se per caso ve ne fosse un po’. Scopre il bluff personale dentro il grande bluff del Cavaliere.

Ed ecco perché Brunetta non ha trovato di meglio che dire ai precari che sono il peggio dell’Italia: la verità su se stesso è stata troppo forte per essere trattenuta.

 

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