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Castelli, il nucleare impudico

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Nell’ultima puntata di Anno Zero tutti gli occhi e le orecchie erano puntati sulla vicenda di Santoro e sullo sfascio della Rai. Così è passata quasi inosservata una frase del trombone trombato (a Lecco) che risponde al nome di Roberto Castelli.

Con la sua spontanea simpatia, con quella faccia triste da leghista in gita, l’ex ministro, noto alle cronache per la sua opposizione alle norme dell’Unione contro razzismo e xenofobia, ha dato del perfetto cretino a se stesso e al governo oltre che del mentitore a Berlusconi. Certo non si fatica, mi direte, ma riuscire a farlo da soli rasenta il sublime.

Facendo schizzare un rancore inestinguibile  da quello sguardo fessurato non ha resistito a cercare di dare una mano all’astensione ai referendum e ci ha spiegato che non bisogna avere paura del nucleare: ” tanto cosa credete in Italia il nucleare non si farà mai, figuriamoci”.

Quindi il governo ci prende per il sedere, gli impegni finanziari, gli accordi tra l’Enel e l’Areva, il tentativo di bloccare il referendum, sono soltanto fumo degli occhi. La necessità del nucleare invocata e fatta invocare da una corte dei miracoli che comprende il pazzo Battaglia,  il quasi novantenne Veronesi e il fighetto Chicco Testa,  erano soltanto uno scherzo, un pour parler. Chissà come ci rimarranno le aziende che si erano già buttate sull’osso e che non vogliono mollarlo.

O forse l’atomo è solo un espediente per buttare via qualche miliardo in opere preliminari, per fare il gioco del chi ruba a chi che dopo il bunga bunga è il passatempo più amato nella cricca di governo?

Ma no, è solo che Castelli ha solo tentato di prenderci per scemi, riuscendo solo nell’intento di rivelarsi autenticamente tale. Però basta non badargli troppo, anzi come si fa per i mentecatti, diciamogli sempre di SI.

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