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I senza quorum

“E adesso cosa dico a mio figlio?” La rituale lamentazione si è prodotta in decine di cloni dopo il nuovo scandalo nel mondo del calcio, confermando l’ottima funzionalità dei figli come alibi saggio e intenerito. Nessuno si chiede “E adesso cosa mi dico”? ben sapendo di aver sostenuto un perverso meccanismo economico, di tifo, di attenzione pagante che è poi è all’origine di una corruzione se non evidente, facilmente ipotizzabile. Invece di combattere la corruzione ci battiamo per trasferire ai figli l’illusione che non esista.

Del resto perché stupirsi che lo sport sia degenerato, dal momento che lo è tutta la società? Anzi se la corruzione in sé, la logica delle cricche, il cortocircuito politica affari, la menzogna sistematica, i 180 gradi a sud di Kant, sono la sostanza del sogno italiano propugnato dal nostro Re Mida alla rovescia?

Strano che di questa ablazione dell’etica non ci si preoccupi di dire qualcosa ai figli. Che cosa dire ai figli dell’ultima trovata truffaldina del governo che il 1° giugno ha deciso che nel quorum dei referendum dovranno essere contati anche gli italiani che vivono all’estero e che sono impossibilitati a votare visto che non è possibile inviare loro le nuove schede per il referendum sul nucleare?  Alcuni hanno già inviato il loro voto peraltro inutile visto che  una validità l’avranno solo come massa di manovra per alzare il quorum:  con tre milioni di votanti impossibilitati a votare, si alza di fatto al 58%.

Come si fa a vivere in un Paese dove si è continuamente borseggiati dei diritti, dove la democrazia è sfruttata per i raggiri di qualunque tipo, dove la televisione pubblica sbaglia per due volte la data del referendum, dove la trasformazione dell’oro in  prodotti del metabolismo è abituale?

Altro che Signori, gol fasulli e barbari delle tifoserie. Ecco su cosa davvero dovrebbe venire spontanea la domanda “E adesso cosa dico a mio figlio”. Aver sopportato che tutto questo accadesse, per distrazione, per vigliaccheria, per un malinteso senso di interesse. Ma no, in questo caso i figli non possono essere un alibi, sono un terribile rimorso.

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