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La violenza della paura

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Riprendo dalla rete: “polemica a Rovigo tra il Pd e un esponente della Fiamma Tricolore che su Facebook propone di “bruciare gli immigrati”. E che tramite il social network, sulla pagina del quotidiano locale la ‘Voce di Rovigo’, commenta la vicenda di uno stupro avvenuto nel luglio dello scorso anno, vittima una 33enne di Badia Polesine, per il quale risulta indagato un tunisino ora irreperibile. Tale Riccardo Onofri, in una delle liste che supportano il candidato sindaco del centrodestra Bruno Piva, scrive: “È meglio che gli Islamici inizino a pregare il loro Allah… Perche’ se vince il centrodestra a Rovigo… Inizio a portar via l’immondizia”. Controbatte un altro lettore: “E cosa fate di bello? Li infilate nei forni crematori come ai tempi di Benito?”, e l’Onofri: “No ci siamo evoluti e adesso siamo al passo con i tempi moderni. Ho intenzione di produrre Bio combustibile”.
La Santanchè in risposta a qualcuno che opina sull’utilità di aver ammazzato Bin Laden e della scarsa chiarezza sulle modalità dell’operazione condotta dagli Usa, risponde: e chi se ne frega.. questo è un giorno di esultanza, l’importante è averlo fatto fuori.
Ieri, sembra inopportunamente, ma si sa sono una visionaria, ho parlato della necessaria integrazione di criteri di giustizia nell’ipotesi di una democrazia cosmopolita e di un ordine internazionale equo che garantisca i diritti di tutti nella tutela delle identità culturali.
Non sono provocazioni estemporaneee, credo invece che facciano parte in vario modo del problema dell’accelerazione dei processi che stanno cambiando questo nostro mondo, i rapporti di forza al suo interno, le gerarchie degli interessi in campo, le modalità di relazione.
Non amo le formule soprattutto se recitate come un mantra in qualche lingua straniera. Ma ricorrerò a due immagini ormai consolidate tra gli “osservatori” informati per la loro capacità di illustrare questa congiuntura. Power Shift rende bene lo spostamento di baricentro del sistema internazionale verso Oriente per via dall’affermazione prepotente di Cina e India. Grand Transition traduce efficacemente in formula la mutazione di geografia del potere che produrrà un fisiologico cambiamento anzi un avvicendamento nella sfera delle influenze e delle regole.
Ambedue suggeriscono un’inevitabile redistribuzione del potere facendo prevedere che, lungi dalla promessa di una governance “armoniosa” e equilibrata, assuma una articolazione multipolare.
Ma pare che siamo solo capaci ormai di seguire e recitare copioni noti e qui come altrove l’ossessione è assicurare il perseguimenti degli interessi nazionali di quelle che non si rassegnano a non essere più le Grandi Potenze. E all’affermarsi dei paesi BRIC si guarda con sospetto, ma al tempo stesso, come per una ottusa scaramanzia, non ci si attrezza ad affrontare la loro concorrenza in una equilibrata distribuzione di potere, influenza e risorse.
Provo una certa riluttanza a uniformarmi all’entusiasmo un bel po’ sgangherato dei ritrovati fan di Oriana, non solo per il possibile riaccendersi dei focolai terroristici, confermato anche dai giustizieri della notte. E nemmeno perché, appunto da visionaria, il mio auspicio sarebbe che gli sforzi di “trasferimento” virtuoso più che muscolare di democrazia oltre che di beni e risorse venissero indirizzate più che nella lotta agli spauracchi, ai movimenti di liberazione e affrancamento del Maghreb.
Ma anche perché la riluttanza a prendere atto dei naturali cambi di contesto ancorché complessi e difficili da governare, per i quali dovrebbe essere adottato un approccio che aspiri ad un ordine equo e democratico internazionale, perché a volte sono le utopie le uniche strade praticabili, nasconde una malcelata inclinazione delle potenze a considerare gli altri ospiti tollerati e a volte sgraditi ospiti del nostro mondo.
Così alcuni non meritano nemmeno il processo di Norimberga, li si abbattono perché c’è nemico e nemico. E anche la giustizia diventa una pelle di zigrino, proprio come in Italia sottovalutando le conseguenze in termini di vendetta, di immagine e di opportunità e perché no? di giudizio morale.
E lo dico a ragione veduta perché io, a differenza della Santanchè, i processi li voglio per tutti i tiranni, anche se abbatterli è più sbrigativo.

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