il Simplicissimus

Beati e voti di scambio

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Anna Lombroso per il il Simplicissimus

La deputata del Pdl Michaela Biancofiore, segretaria della commissione Affari Esteri della Camera, oltre che consigliere per le questioni politiche del ministro Franco Frattini ha detto: «L’eliminazione da parte delle forze Usa dello sceicco del terrore “Osama Bin Laden” all’indomani della beatificazione di Giovanni Paolo II può essere letta come un nuovo enorme miracolo per il mondo regalato dal Papa più amato che tanto tuonò contro la rete del terrore in particolare ammonendola con le parole “il male è accompagnato sempre dal bene”, volendo con ciò affermare che dietro il male spuntano sempre il bene e la giustizia universale, come dimostrato in queste ore».
Troppo facile ironizzare sul cognome, che confina e sconfina tra marcia reale e purezza da mese mariano. Ancora più facile attribuire questa esternazione a un sussulto di umorismo demenziale.
No, questa ardita attribuzione celeste della performance dei giustizieri della notte è perfettamente in linea con cultura e abitudini di governo, insomma potremmo parlare di “beato di scambio”.
Adusi a comprare tutto, televisioni e informazioni, sesso e donne, voti e consensi, centrali e scienziati, leggi e avvocati, pensano ragionevolmente che con tutti i servizietti che hanno fatto e fanno alla chiesa avranno diritto no? a qualche miracolo ad personam.
Ma siccome sono ecumenici e devono risarcire Obama per un certo ritardo e una qualche riottosità a ubbidite tempestivamente, attribuibile all’antica intrinsechezza con il tiranno libico, hanno chiesto al neo beato un prodigio che combina “universalità”, omaggio postumo alla Fallaci e sostegno elettorale ad personam al presidente ancorché troppo abbronzato per il loro gusti.
E poi come non rilevare che il connubio tra maggioranza e gerarchie ecclesiastiche corrisponde a quella comune pratica di intolleranza che permea ambedue i poteri? Rovesciando il principio cuius regio illius et religio, rinnovando in un robusto e ambiguo intreccio potere civile e potere religioso. Nel quale ciascuna delle due parti aspira a ottenere dall’altra un supplemento di legittimità e potere.
La novità non sta nella tradizionale e riconfermata ambiguità della chiesa, ma nella credibilità che ancora sembrano ottenere anche dai credenti figure ben note ma ora sempre più sfrontate, gli opportunisti della fede, suppostamene “atei-clericali” che per rafforzare la loro tracotante oligarchia e promuovere se stessi nello stato, ancora intriso di clericalismo, e tra gli elettori cattolici più creduloni o ipocriti, si appoggiano gregariamente, trovando sostegno e complicità, alla chiesa.
Il prodotto è quella “politica in nome di Dio”, abborracciata e pasticciata, una nuova alleanza tra trono e altare, ambedue traballanti e che si sostengono a vicenda grazie all’intolleranza e alla prevaricazione delle nostre vite, dei nostri diritti e della nostra dignità. Ambedue rispettosi di se stesse ma non dell’altro che usano per alti e bassi servizi e soprattutto irrispettosi e irridenti dei cittadini e sudditi, compresi elettori e fedeli che contano solo in misura di voti, elargizioni ed ex voto.

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