il Simplicissimus

Crocefisso, la sentenza ad papam

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Mi piacerebbe conoscere la storia personale dei giudici di Strasburgo, la loro formazione culturale e anche il loro conto in banca. Premetto che abbiamo problemi più urgenti del crocefisso nelle scuole, ma la sentenza con cui la corte europea  ha assolto l’Italia per i simboli religiosi nelle aule, è davvero stravagante.

Dice la corte nella sentenza: “se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni”

Non posso provare che imbarazzo per questa formulazione ipocrita che si è messa le ventose per arrampicarsi su impossibili specchi. La prime 13 parole ammettono che si tratta di un simbolo religioso e che quindi contrasta con la laicità dello Stato Italiano.

Però dopo si dice che non si può sapere se il simbolo in questione ha un’influenza o meno, argomento assurdo, evasivo, sconclusionato. Assurdo perché un simbolo per definizione è sempre un atto comunicativo e contiene dentro di sé ciò che vuole significare. Tutta la cultura europea da molti secoli attribuisce grande importanza alla comunicazione simbolica e questa tendenza si è accentuata nel Novecento trovando peraltro riscontro anche nelle neuroscienze. Quindi c’è da chiedersi da dove vengano questi giudici e se per caso non abbiano frequentato la scuola radioelettra o qualche equivalente nel loro Paese.

Evasivo perché semmai toccava alla corte disporre accertamenti in merito alla causa in atto e dunque scoprire se c’è o meno questa influenza sugli alunni.

Sconclusionato perché in mancanza di conoscenze precise e di possibilità procedurali per acquisirle, la giurisprudenza universale salvaguarda sempre  il principio di precauzione, ossia l’ipotesi che un ‘influenza ci sia.

Se stiamo alle parole della corte europea allora si potrebbe tranquillamente esporre nelle aule la croce uncinata o il fascio o la falce e martello, tanto per essere bipartisan, senza che questo possa suscitare lecite proteste. Ora si dirà che le leggi di molti Paesi, Italia compresa, lo proibiscono e dunque le cose sono diverse. Però lo proibiscono proprio in base al principio di precauzione che invece la corte europea rifiuta e alla supposizione che ogni simbolo determini una comunicazione. Cosa che invece sembra essere del tutto sconosciuta a Strasburgo.

E allora come la mettiamo? Non vi preoccupate la scappatoia c’è,  quelle due paroline messe lì e che sembrano superflue: la sentenza dice per salvarsi l’anima, nella fattispecie. Cioè in questo e unico caso diciamo che non si può valutare l’impatto, perché altrimenti apriremmo il caso di Pandora.

Insomma una sentenza ad papam.

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