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Dentro la guerra, fuori della Libia

Ha un bel gridare  Bossi che questi non erano i patti o che non ci si doveva mettere in questa avventura. Lo grida  invece del mea culpa che dovrebbe recitare o biascicare finché gli resta un po’ di fiato, perché proprio la Lega è stata protagonista del patto scellerato con Gheddafi, in appoggio agli affari privati di Silvio e dei suoi amici.

L’idea demenziale, ma elettoralmente furba, di fermare gli sbarchi servendosi di Gheddafi come tappo, era destinata comunque a durare poco, ad essere solo un espediente. Non fosse altro perché gli arrivi via mare erano il lato dell’immigrazione più rilevante mediaticamente, ma numericamente marginale.

Ottenere questo successo di immagine per la Lega e di affari per l’entourage berlusconiano,  ci è costato la dignità svenduta al barnum del tirannello libico a cui non è mancato nemmeno l’orrido baciamano di Silvio e soprattutto uno sbilanciamento senza precedenti nei confronti di un regime dittatoriale  tra l’altro ormai in via di consunzione. Abbiamo difeso ogni capriccio del colonnello, mettendoci in urto con l’Europa e lo abbiamo difeso a spada tratta contro la rivolta fino a che è stato possibile. Ma ora, con improvviso ribaltamento di fronte, siamo in guerra con lui. Tra l’altro, ironia del destino, a cento anni, quasi esatti dalla prima guerra di Libia, quella del 1911.

Un vero, grande capolavoro: ci siamo giocati il rispetto di mezza Africa, e dell’intera Europa, permettendo a Gheddafi di usare i suoi metodi per contenere l’immigrazione, per quella inumanità di fondo che era alla radice dell’ operazione. Per quell’aiutiamoli nei loro Paesi che si è trasformato in un torturiamoli lontano da noi. Non dico il rispetto di noi stessi, perché in questa Italia sarebbero parole troppo grosse. Per la stessa ragione ci siamo giocati  i capi della rivolta o qualunque altra cosa verrà in Libia dopo l’era la guetta, per il nostro precedente legame a doppia mandata con il dittatore e il successivo “tradimento”.

Saranno inglesi, francesi e americani a gestire il futuro della Libia, con il contraltare di Russia e Cina, quindi anche il grosso del petrolio e delle commesse, mentre ciò che è accaduto in Tunisia ed Egitto, rende la Libia marginale per contenere gli sbarchi. Ma non marginale per l’ostilità che ci sarà riservata visti i nostri voltafaccia.

Ottimo ed abbondante, qualsiasi scemo del villaggio avrebbe potuto far meglio. Però a pensarci bene lo scemo del villaggio c’è davvero: è quello che oggi urla.

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