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Il doppio rischio del nucleare italiano

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Ricordate gli eroi che “salvarono” l’Alitalia dalle adunche mani francesi? Quelli che sono costati a tutti 3 miliardi di euro per un’operazione di facciata fatta passare dal premier  e dai suoi vergognosi accoliti leghisti, come un’operazione di orgoglio nazionale? Bene gli stessi stanno taglieggiando gli italiani rimasti in Giappone imponendo tariffe stratosferiche per riportarli in Italia subito, prima che arrivi qualche zaffata di cesio, fino 10 300 euro solo andata da Osaka.

Potrà sembrare curioso, ma già da questa querelle con smentite e controsmentite e l’improvviso ritorno a tariffe umane solo dopo le denunce, si capisce bene come potrà essere il nucleare italiano, se già quello giapponese ci mostra questa faccia indecente.

Il dramma di Fukushima getta delle ombre sulla tanto vantata sicurezza del nucleare perché si è visto che se solo un elemento dei sistemi di emergenza va in tilt, si può arrivare rapidamente alla catastrofe. Però da noi siamo di fronte a un rischio di base, quello delle centrali, moltiplicato per la cialtroneria, l’opacità, la voracità affaristica del sistema Italia. E sono proprio questi elementi che fanno del nostro ceto politico l’unico che non sia in grado di interrogarsi, di esprimere almeno un germe di dubbio di fronte a ciò che sta avvenendo. Davvero il record mondiale di ottusità.

Così anche se fossi un nuclearista convinto, non vorrei mai che fosse questo governo a progettarlo, a costruirlo e a gestirlo. Del resto non c’è bisogno di congetture per capire lo spirito demenziale con cui costoro affrontano il problema. Basta questo breve filmato di nove mesi fa in cui Scajola, ancora ministro, paragona una centrale a un albergo. Lo Scajola della casa romana e lo Scajola che oggi sta ricattando Berlusconi con una sua personalissima banda di responsabili, i valvassini del nostro maledetto neo medioevo. Lo Scajola che forse è perfino meglio del pupazzo Romani.

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