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Fukushima: non vedo, non sento, non parlo

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Con tutto quello che sta succedendo alla centrale di Fukushima, che quantomeno dovrebbe innescare una riflessione, come sta avvenendo in tutta Europa, il Paese, dico il nostro Paese, è completamente  preda delle avidità affaristico-politiche scatenate dall’affare nucleare e dell’ impaurito servilismo di tecnici o personaggi, magari illustri, ma con competenze zero nel campo, che si rifugiano nell’ambiguità.

Basta aprire l’Ansa on line per avere display di titoli riportato sotto che narrano della volontà del governo di andare avanti a tutti i costi con un piano peraltro mal concepito se non addirittura opaco in molti punti. Di non farsi strappare il succulento osso e di fare un battage a fondo per controbattere obiezioni e dubbi, non con gli argomenti, ma con la stolida volontà di andare comunque avanti.
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Mancano ancora, ma non mancheranno a breve le illuminate parole di Chicco Testa che al nucleare deve molto: una casa con due piscine sospese, poi scambiata con una mega villa a Malindi, nel Legambiente village. Perché lui assieme alla sua vicina Giovanna Melandri, all’ambiente, ci tiene.  Eccome, specie a quell’ambiente.

Vale la pena a questo punto, puntualizzare alcune cose che nel caos di questi giorni sono sfuggite all’analisi, alle domande dei giornalisti e ancor di più alle risposte di esperti e sedicenti tali.

1) Il terremoto ha avuto la forza di 8,9 gradi Richter intorno al suo epicentro sul fondo oceanico, ma il sisma non è arrivato a Fukushima con la stessa forza, bensì con una parecchio minore, notevole senza dubbio, ma senza quel carattere di assoluta eccezionalità che si vorrebbe attribuire all’evento. Prova ne sia che la catastrofe è stata essenzialmente dovuta allo tsunami. Il terremoto in sè non ha danneggiato gravemente alcuna installazione civile e industriale, ad eccezione delle centrali nucleari e di qualche struttura di trasporto. Esiste dunque una fragilità intrinseca di questi impianti, per rimediare alla quale, terza o quarta generazione che sia, bisognerebbe rivedere molto al rialzo tutti i calcoli dei costi economici. O tenersi una grave insicurezza di fondo.

2) I sistemi che hanno ceduto sono proprio quelli destinati all’emergenza che evidentemente soffrono di progettazione insufficiente, di mancati collaudi in condizioni reali,  probabilmente di  scarsa manutenzione, ma soprattutto di un’attenzione resa meno perspicace da una fiducia nel nucleare che risale agli anni ’50. Per ovviare a questi problemi, terza o quarta generazione che sia, bisognerebbe rivedere molto al rialzo i calcoli dei costi economici. O tenersi una grave insicurezza di fondo.

3) Se si dice che la centrale di Fukushima è tra le più vecchie del Giappone e si attribuisce a questo il disastro, allora bisogna dire apertamente che  la vita di un ‘impianto nucleare è limitata a un certo numero di anni, probabilmente non più di 20, 25.  Anche qui, per ovviare al problema bisognerebbe rivedere molto al rialzo i calcoli dei costi economici. O tenersi una grave insicurezza di fondo.

Nessuna di queste osservazioni peraltro ovvie è stata minimamente tema di osservazione e di ragionamento: si va a testa bassa verso un nucleare di serie B, persino con la benedizione di un celebre oncologo, divenuto in tardissima età oncofilo. Che vergogna.

A parte Berlusconi per cui qualsiasi cosa è colpa della sinistra, l’unica novità viene dalla signora Prestigiacomo che a chi dubita delle magnifiche sorti del nucleare italiano, dà dell’avvoltoio e non più dello sciacallo. Una variazione linguistica eccezionale per il livello del personaggio. Peccato che nel brain storming le sia sfuggito che anche gli avvoltoi come gli sciacalli  si cibano di carogne. E che in effetti si tratta proprio di un autodafé indiretto di questo governo.

 

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