il Simplicissimus

Qualunquemente Giordano

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Fascisti su Marte, il film nato dalle immortali cronache di Mario Giordano

Confesso ciò che in Italia è inconfessabile: a volte non far più parte di una corporazione ti dà un enorme senso di libertà e di respiro. Così si può leggere ciò che ha scritto Mario Giordano sul Giornale papista incazzandosi e senza dover far finta di non aver letto.

L’ex direttore del giornale di famiglia lamenta che la festa delle donne si traduca in una giornata contro il cavaliere e il suo puttanaio, mentre i veri problemi delle donne sono altrove. Una folgorante scoperta che quando occorre riscopre i pregi del benaltrismo di una certa sinistra. I problemi sono certo molti e altri, ma così come la mercificazione femminile trova l’acmè degradanate e simbolica nelle notti di Arcore, anche gli altri problemi sono tutti lì a fianco della sala del bunga bunga. Sono in un governo cialtrone dove le battute da bar sport diventano leggi, dove la xenofobia leghista, anche di genere, è di casa  e dove il disperato bisogno dei vegliardi vaticani per tenersi a galla, costituiscono una miscela esplosiva contro le donne.

Scendere a difesa di tutto questo con le solite trite considerazioni e con i trucchetti con cui si aggirano le già scarse difese mentali dei lettori del Giornale, è esattamente come prestarsi al bunga bunga.

Di certo Giordano, che rimarrà nella storia del ridicolo per aver attribuito al fascismo la scoperta degli ufo, non si sarà dato troppo pensiero per questo. Quando fu mandato via dalla direzione del Giornale per dare spazio a Feltri e dopo l’inizio delle campagne ricattatorie, alcuni pietosi colleghi supposero che egli non voleva prestarsi a divenire il direttore della centrale di dossieraggio del cavaliere. Che insomma conservasse una sua dignità e dunque anche una sua indignazione.

Ma alla luce di certi pezzi si direbbe che la sua  uscita di scena sia stata dovuta a tutt’altro: al fatto che non teneva il video come Feltri e Sallusti e che la sua voce da cappella sistina dei tempi d’oro, non  era in linea con i criteri degli estetici e pubblicitari di Berlusconi. La difesa di Ruby in falsetto non funziona.

Ma la testa era ed è ancora tutta lì, tra gli ufo e il fascio. Un oggetto purtroppo fin troppo identificato.

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