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La scuola di Silvio

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Entriamo nella casa di un boss, una di quelle case che grondano sangue e malaffare. Tra pizzini e padri pii, segno di una devozione fasulla che rende realmente felice la Chiesa, giocano i pargoli, i bossetti. Purtroppo la mattina con la dovuta calma, devono andare a scuola. E se nei dintorni non c’è il pio istituto Bacio le Mani Sante, sono ahimè costretti ad andare alla scuola pubblica. E lì tra i banchi sentono dire dall’impavida maestra, ingrassata di venti chili a forza di cassate e cannoli inviati dal papà per la promozione, che la mafia è male, che il crimine è un male.

E’ evidente che la scuola pubblica,  come dice Berlusconi nei suoi deliri ormai gheddafiani, nelle sue blaterazioni da vecchio avido ormai incapace di nascondere la devastante mediocrità del suo essere, può insegnare cose diverse rispetto alle idee dei genitori. Forse è per questo che bisognerebbe ringraziarla.

Magari la scuola pubblica insegna  un minimo di senso della cittadinanza anche senza volere e qualche alunno a contatto con un sapere non strumentale potrebbe dedurne che è male pagare le minorenni per avere confricazioni, è male andare con le mignotte e farle diventare onorevoli, consiglieri e ministri, è male perdere la dignità, è male evadere il fisco, è male corrompere i giudici, è male fregare il prossimo, è male vendersi,è male non sentirsi parte di una comunità. Qualche insegnante potrebbe anche dire che tutto questo è uno schifo. Forse è per questo che bisognerebbe ringraziarlo.

E allora vedete, la scuola pubblica insegna cose molto lontane dalle “idee” dei genitori che hanno votato Silvio. Ed è per questo che bisognerebbe ringraziarla. Per dare al Paese un riscatto da questo schifo.

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