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Il teatrino a stampa

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma quanto mi piaceva lo scrocchiare dei quotidiani bevendo il caffè la mattina, il rumore del giorno, della vita che corre intorno, della novità.
E tuttora quando suona il campanello la domenica, ma di solito sono rappresentanti di qualche setta o della Toscano immobiliare, mi si scalda il cuore pensando che siano i compagni che vendono l’unità.
Si mi piaceva aprire i fogli scorrere i titoli e sentire l’odore.
Ma l’odore non è più quello di un tempo, come la nostalgia e nemmeno i giornali.
Oggi l’Unità di carta apre con il tentativo di acquisto del parlamentare PD. Il Fatto, tempestivo, con il tiratore di sangue blu. Il Riformista con cronachette e elzeviri da dentro i partiti e le titola cosa succede in città.
Se questa è la stampa espressione della cauta e troppo garbata “opposizione parlamentare”, beh tutto si spiega. Non si capisce se sia ammalata di una specie di perverso “localismo” ben collocato nei vecchi palazzi. Ma allora ridateci quello grigio e severo di botteghe oscure. Oppure se sia talmente contagiata dall’inclinazione alla calunnia sibilata, alle minacce traversali, alle guerricciole personali da mutuarne metodi e e sistemi di retroguardia. Più probabilmente sono semplicemente seduti davanti a desk impolverati dalla loro autoreferenzialità, a distanze siderali dal bunker di Gheddafi, dai ragazzi in piazza molto più giovani di ogni media generazionale europea e della loro.
Si, remoti rispetto alle loro stesse versioni in rete, si direbbe e lontani dal fermento di movimenti e opinioni che nascono, maturano e si aggregano nella rete con una vitalità che hanno dimenticato a forza di frequentare salotti televisivi ormai ridotti a sordi e grigi teatrini. Non mi dolgo poi troppo se il raffazzonato milleproroghe lo penalizza: è uno scontro tra incompetenti e dilettanti quello che mette di fronte certi esperti giuridici del governo e certi giornalisti in pensionamento intellettuale.

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