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Borsa, la censura di regime

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Non c’è alcun dubbio: Ruby è la nipote di Mubarak e la borsa italiana è stata interamente bloccata da uno spiacevole problema informatico proprio nel giorno delle stragi in Libia. Come plausibilità , siamo sullo stesso piano. Ormai non c’è più limite a ciò che si vuol far credere, ma anche ai colpi di mano volti a impedire il crollo di certi titoli, quelli legati in qualche modo alla Libia.

Tuttavia credo che dietro questo inedito black out informatico di cui non è stata data alcuna spiegazione credibile, ci sia anche di più delle indebite pressioni di forti gruppi economici, già di per sé gravissime.

Se era lecito attendersi un tonfo  di Unicredit, Fiat, Eni che hanno notoriamente dei legami economici con il regime libico, è possibile che dal complesso di operazioni sarebbe venuto fuori un equivocabile disegno di quanta e quale economia è segretamente legata al Colonnello e ai suoi “soci”  e sostenitori italiani.

Forse un così incredibile blocco era necessario per non far emergere geografie inquietanti e porre rimedio per tempo a rivelazioni in controluce. Forse perché se le nipoti sono di Mubarack, le parentele vere sono con  Gheddafi.

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