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Le sacerdotesse di Silvio

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Certo, come ha detto bene Anna Lombroso su questo blog, la fisiognomica delle donne del capo, onorevoli e non, è impagabile: inquietante, drammatica e ridicola allo stesso tempo. Così come è inarrivabile la loro abilità nel far finta di credere a qualsiasi menzogna, compresa quella di Ruby, nipotina di Mubarak. Si qualsiasi cosa, come del resto i sospiri artificiali dell’alcova, quel bimbo bello e bamboccione che s’intuisce in certi occhi ferrigni.

Ma è ancora più inquietante ascoltare il loro odio verso le altre donne, quelle che domenica sono scese in piazza a difendere la dignità, non solo di genere, ma  del Paese intero. Odio cieco per essere messe di fronte alla loro nullità, paura di perdere l’eterogenesi dei loro titoli e quel potere che le affranca dal disprezzare se stesse.

E dal momento che non sono in grado di andare oltre i luoghi comuni tutte, che sappiano contare come la Bergamini, sia che non lo sappiano fare come la Gelmini,  a ripetere il trito e squallido rosario delle radical chic e dei salotti, la preghierina delle cene eleganti che hanno imparato a memoria. Che pena.

Anche se il loro odio per i salotti dopotutto è comprensibile: loro non ci sono mai entrate, passano sempre dalla camera da letto.

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