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Il bugiardo di Detroit e i suoi complici

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L’altro giorno sono comparsi sui giornali titoli trionfali su Marchionne e la rinascita della Chrysler, dovuti evidentemente a una campagna di stampa per accreditare la magia del manager e indirettamente la saggezza dei suoi dikat per la Fiat.

Peccato che si trattasse solo di sogni o di bugie: i primi accreditati come realtà, almeno nella titolazione, le seconde completamente taciute. Un impasto che ci fa capire il grado di asservimento dei media italiani.

Infatti basta leggere oggi il Financial Time per avere tutt’altre notizie. ” Chrysler rimane in rosso nel 2010, con una perdita di 652 milioni di dollari rispetto agli utili complessivi di circa 12 milioni di dollari di Ford e General Motors, un risultato che stenta ad apparire in linea con il piano di rinnovamento voluto dal Ceo Sergio Marchionne. La domanda che sorge spontanea e’ se le modeste stime di utili di 200-500 milioni di dollari per il 2011 saranno sufficienti ad ottenere una valutazione accettabile per il lancio di una Ipo (initial public offering) alla fine dell’anno.”

Non solo. Il più prestigioso giornale economico del mondo, con aplomb anglosassone fa capire che le parole di Marchionne sono soltanto un azzardo: “a sorprendere e’ la previsione su una quota di mercato Usa nel 2011 dell’11/12,5%, che rappresenterebbe un balzo rilevante rispetto al 9,2% del 2010, un aumento di 40 punti base nello stesso anno in cui Gm e Toyota hanno perso 250 punti base della propria quota.” Come dire, in termini più attuali e vivaci: queste stronzate valle a raccontare in Italia.

Questo per i sogni. Poi ci sono le bugie raccontate in questo bunga bunga giornalistico, dove si vendono come nuovi modelli dei semplici restyling. La bugia è che Chrysler abbia aumentato del 17% le proprie vendite sul mercato Usa, trascurando due piccoli particolari. Che sul mercato globale la marca americana ha perso terreno del 5 per cento. Mentre sul mercato americano la crescita non è affatto dovuta a un aumento delle vendite sul normale mercato, ma al rinnovo delle flotte aziendali che il governo Usa ha defiscalizzato e supportato in altri modi con un apposito provvedimento legilsativo.

Dunque  il Marchionne liberista in Italia in realtà campa di provvedimenti statali e siccome sapeva bene che la stampa italiana non lo avrebbe sbugiardato, lo ha esposto come un merito della sua azione taumaturgica. Azione taumaturgica che si fa forte di 5,8 miliardi di Washington, di 1,3 miliardi dal Canada,  di 1 miliardo da un fondo assicurativo canadese e di 400 milioni dal governo messicano per implementare lo stabilimento dove viene assemblata la Fiat 500 che tuttavia finora non sembra aver suscitato più che un modestissimo interesse.

L’unica cosa certa è quella che sui nostri giornali non si legge: sul mercato europeo, come su quello brasiliano Marchionne si appresta a tentare di vendere più Chrysler a detrimento della stessa Fiat. Così magari si chiederanno patti ancora al ribasso, perché, sapete la globalizzazzione….e tutti a dirgli sissignore.

 

 

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