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Il difficile Nobel di Strada

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Sarebbe bello che il premio Nobel per la pace andasse a Gino Strada che rappresenta, nella concretezza dell’azione, le ragioni dell’umanità contro quelle della guerra. Purtroppo questa è esattamente la ragione per la quale sarà più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che a Gino ed Emergency venga dato il premio.

Basta scorrere il lungo elenco dei premiati dal 1901 ad oggi per accorgersi che, salvo qualche rarissima eccezione, il Nobel è stato distribuito su criteri di esigenze geopolitiche, a guerrafondai come Aristide Briand, a forze militari come quelle che andarono nel Balcani negli anni ’90, a sconosciuti diplomatici scandinavi, a personaggi politici che combattevano battaglie nel loro Paese, magari giuste, ma nella logica dello scontro, a pacifisti veri, ma solo se  scrittori, lontani dal rompere le balle alla realpolitik, come Bertha von Suttner . E nel migliore dei casi a dei pacificatori o a personaggi caritatevoli.

Gino Strada è diverso, non è l’uomo del “dopo la guerra” o dell’ “evitiamo la guerra” , è davvero estraneo alla guerra  come negazione dell’umanità fondamentale. Insomma non è parte in causa, anche se di buona volontà, non è dentro un meccanismo di potere anche se dalla parte giusta. Gino Strada ed Emergency, vengono prima di tutto questo, nel territorio della compassione nel suo senso filosofico  dove l’altro si fa carne e partecipa della nostra stessa dignità.

Troppo imprudente premiarlo, troppo pericoloso per il potere che invece vive delle divisioni anche quando sostiene di volerle comporre. Troppo insensato portare alla ribalta chi è al di fuori della dialettica amico-nemico.

Per questo sarà difficile vederlo a Stoccolma. Ma tutto sommato non ne ha nemmeno bisogno: il premio consiste in ciò che fa, nell’offesa che rappresenta alle logiche della forza. E andando a fondo un rimprovero vivente alla cattiva coscienza del Nobel.

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