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Feste senza Tyssen, ma con Morgan

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Sarà anche festa. Sarà anche tempo di dichiarazione che valgono meno di una pecora nel presepe. Ma io sono incazzato nero per questa gigantesca orgia di nulla che però ci fa vedere molto bene quali sono i valori di questa Italia e della sua informazione. Qual è il peso delle notizie e come, in questo universo quantistico l’aria fritta pesi più del piombo.

Su Repubblica on line leggo due notizie praticamente appaiate. La prima è che il cantante Morgan di cui non conosco nulla se non le sculture tricologiche, ha scritto a Napolitano per lamentarsi di non aver potuto fare il regalo di Natale alla figlia, dal momento che l’ex moglie se n’è andata in vacanza negli Usa.

La second è il grido di dolore dei 13 operai della Tyssen che si sono costituiti parte civile nel processo e che proprio per questo non riescono più a trovare lavoro. Questo nonostante le belle parole espresse dopo la tragedia e anche quelle di Napolitano, citate espressamente dagli operai. Che però appunto sono rimaste belle parole.

Certo, capisco che le lamentazioni di Morgan incuriosiscono e non si possono omettere nelle pagine di un quotidiano, ma insomma forse un certo sistema di valori non guasterebbe. Tanto più che su L’unità online campeggia il Morgan, col suo soufflè pilifero, ma degli operai della Tyssen nemmeno una parola, almeno in home page. Non vorrei che del fatto di essere stato fondato da Gramsci rimanesse solo una certa attenzione per le capigliature abbondanti.

Che caspita di feste sono quelle che portano a una simile atrofia della sensibilità? Come se non bastasse il continuo degrado feriale della stessa. Insomma avete capito: odio le feste. Se devono servire a dimenticare.

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