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Il voto di religione

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Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non sono una fan del divino matematico presenzialista Odifreddi, ma condivido in pieno la sua visione laica: quella di una società nella quale non ci si accorge della presenza della Chiesa, una comunità di credenti che esercita una armoniosa e rispettosa convivenza con quelli che non vi appartengono, alla pari e senza imporre primati e verità.

Per anni nell’ambito della sinistra si è concretizzata l’esigenza di superare una visione della laicità come dell’insuperabile contrapposizione tra clericati e anticlericali, considerata ormai anacronistica. Beh, sbagliavamo. E ora ci troviamo largamente indifesi di fronte al muscolare sodalizio di una destra (spudorata nel suo disprezzo della dignità delle persone siano esse donne omosessuali, anziani, immigrati, ma anche bambini privati di un futuro di sapere e conoscenza) e di un clero strafottente nel chiedere ai cittadini di uniformarsi a un ordine morale, dal quale peraltro ritiene di potere essere esente. Creando un fronte repressivo autoritario e ottusamente ostile all’esercizio della libera e dignitosa cittadinanza.

Si abbiamo sbagliato permettendo che gli offensivi ricatti dei vari fondamentalismi, le controversie fittizie sui “valori” diano vita a una pericolosa confusione diventata contrapposizione nei rapporti tra fede e politica e tra regole giuridiche e regole etiche. Tanto che assistiamo a forzature e ingerenze autoritarie nel processo di costruzione di una moderna, dignitosa e coerente sfera pubblica conciliata con quella privata, nella realizzazione di un pensiero e comportamenti mirati al libero sviluppo delle personalità e al ruolo dello Stato. Ed anche credo, ad un clima favorevole a una matura e consapevole professione di fede, a una religiosità non invasiva, non tracotante, intima e capace ciononostante di ispirare comportamento pubblici improntati al rispetto dell’altro e delle sue credenze e dei suoi valori morali.Per questo trovo improvvida la proposta dell’Onorevole Melandri di un DDL inteso a istituire un’ora di “Introduzione alle religioni” nelle scuole. Di fronte all’innocente ma potente afflato “rivoluzionario” del movimento studentesco contemporaneo e alla sua richiesta impellente di cibarsi di cultura, l’onorevole, ahimè del Pd, avrebbe in animo di rispondere con qualche polverosa brioche imbottita di sacra erudizione.Poca tempestività o eccessiva lungimiranza?

La relazione che accompagna la proposta invoca illuminate finalità: “vuole colmare la lacuna attualmente presente nella scuola, circa la conoscenza delle grandi esperienze religiose di tutto il mondo, per crescere e per decifrare la multiculturalità che caratterizza il nostro tempo”, che si rivelano “estemporanee” rispetto allo stato di terribile necessità nel quale versa il sistema di istruzione. E confermano una mancanza di prospettiva, se pensiamo a chi sarebbe suppostamente affidata la missione di ecumenismo interreligioso, forse a sacerdoti delle varie “specialità” a reddito ridotto per la crisi delle vocazioni.Ma forse questa è solo una interpretazione bonaria. E io benevola non sono, quindi leggo dietro alle alate righe una sgradita captatio benevolentia nei confronti di un target fin troppo aggressivo e invadente. Al quale dovremmo smettere di porgere strenne e regalie.

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