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Liu e Julian, i dissidenti scomodi

So che scrivendo queste cose mi alienerò molte amicizie. Pazienza. Ma credo non sia più possibile trovare poi molte distinzioni, se non formali, tra la vicenda di Liu Xiaobo e quella di Julian Assange.

Entrambi hanno fatto cose che ai governi non piacciono, entrambi hanno detto cose che non dovevano essere dette: i contesti sono diversi, ma la sostanza è eguale. Mi chiedo come ci si possa scandalizzare se la Cina non libera Liu in maniera da andare a ritirare il Nobel, quando in occidente si arresta Assange.

Anzi almeno il governo cinese non si nascone dietro accuse ridicole, dice che il dissidente è un nemico del popolo. Punto e basta. Di Assange si dice che è un nemico della stabilità internazionale visto che non ufficialmente si può utilizzare il vocabolario dei regimi autoritari, ma sostanza è  la stessa.

La differenza è che in Cina la stragrande parte della popolazione non sa nulla della vicenda di Liù e nemmeno che esistano dissidenti, mentre in Occidente sappiamo tutto di Assange. Eppure alla fine entrambi sono in galera: l’uno per un diritto fondamentale che viene considerato reato, l’altro per un reato che dovrebbe bloccare i diritti fondamentali di espressione.

Il dissidente cinese è vittima dell’ ascesa del suo Paese, Assange è vittima del declino occidentale e dei suoi veri padroni, lobby e finanza.  Non si può combattere per uno affiancando istituzioni che poi fanno la medesima cosa con l’altro. Occorre combattere per entrambi,sapendo di combattere per la stessa cosa.

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