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Dentro la pazza folla (finalmente)

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Finalmente qualcuno esce dallo stato di minorità servile, dalla condizione ipnotica nella quale ormai gli italiani subiscono tutte le carognate e le prese per il sedere di questo governo.

Forse la rivolta degli studenti non servirà a bloccare quel delirio della cosiddetta riforma Gelmini, cosiddetta perché questo falso ministro non è probabilmente in grado di elaborare nemmeno una lista della spesa. Ma finalmente costituisce uno stacco, una discontinuità, come direbbero i politici, con un mondo, una mentalità, con la rassegnazione di questi anni.

Probabilmente sono loro i veri rottamatori di un ‘epoca ormai al tramonto che nella sua coda velenosa sta compiendo i disastri più grossi e presenta i rischi più gravi. I rottamatori dei silenzi untuosi, delle camarille di cosca e di cricca, delle muffite politiche di corridoio, di quel centrismo miserabile e pilatesco, disposto a qualsiasi compromesso purché non sembri tale.

La Gelmini dopo essersi consultata con i suoi esperti è stata capace solo di dire che gli studenti sono strumentalizzati dalla sinistra. La solita frase fatta, senza verità e nemmeno immaginazione, la palpabile evidenza dell’idiozia al potere.

E chissà che questo non muova qualcosa anche nell’opposizione, distogliendola dal suo grigiore: il fatto che per la prima volta Bersani fosse al posto giusto e non a New York, a Sanremo o in Cina, è un forse un primo segno.

Ma al di là degli effetti sulla politica parlamentare, questa ondata, questa fiammata è come il passaggio  di un Rubicone psicologico: protestare, opporsi si può. Anzi si deve e proprio davanti a quei palazzi che per anni sono stati sordi e ciechi alla realtà, anzi ne hanno creato una artificiale.

Altro che intollerabile violenza, come ha detto Fini, l’uomo che ancora non ha il coraggio di essere all’altezza del suo no: è la risposta a una lunga violenza a cui il presidente della camera si è prestato per 15 anni. Da buon fascista, da buon benpensante, da buon vassallo.

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