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W don Gallo

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C’erano una volta i vescovi. E i vescovi pubblicavano un giornale, Avvenire,  ispirato alla “prudentia” e a un linguaggio decoroso. Adesso ci sono dei berlusconiani “contestuali “che pubblicano un bollettino  di ordini di servizio.

Pensate un po’ che questi devoti di Silvio (semper laudatus sit) “scomunicano” Don Gallo per la sua partecipazione a Vieni via con me nella quale si parlava, tra l’altro del caso Englaro. La novità non consiste in questo, perché Dio magari può concedere la grazia, ma non l’intelligenza. La novità sta nel linguaggio triviale, da grande fratello che viene usato.

Don Gallo viene infatti definito “prete vanitoso che si è prestato a fare in tv da scendiletto delle loro prediche squinternate e faziose”. Ora capisco che l’astinenza faccia un cattivo effetto, ma questa descrizione postribolare, tratta direttamente da Toulouse-Lautrec, si attaglia assai meglio ai vescovi che fanno da scendiletto a un pedofilo pur di ottenere vantaggi economici, anche se si può comprendere una certa empatia.

E infatti, siccome la lingua batte dove il dente duole, lo stesso bollettino lamenta che “la Rai coi nostri soldi ha permesso loro di celebrare la liturgia dell’attacco fazioso”.

Coi nostri soldi? Con quelli che lo Stato concede a piene mani alla Chiesa per le scuole private, per le inutili ore di religione e gli altrettanto inutili 20.000 insegnanti destinati a questo scopo, con le esenzioni dell’Iva, con le concessioni sottobanco, con le manovre di bilancio, con  privilegi di ogni tipo, con l’8 per mille taroccato in favore delle loro santissime e ricchissime eccellenze.

Tutte cose che non dovrebbero pagare tutti i cittadini ma solo i fedeli. Sempre che lo siano davvero. E certo l’esborso diretto presenterebbe molte sorprese  anche perché con questi vescovi, protervi e avidi, c’è da andare fuori dalla grazia di Dio.

 

 

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