La donna incinta che vedete qui a fianco è un ologramma. Viene ritratta come possiamo immaginare una giovane matrona in una tranquilla giornata di duemila anni fa e riproduce le fattezze del calco di cenere vulcanica ritrovato nella Casa di Polibio a Pompei.

La figura compare magicamente alla fine della visita della casa e sembra davvero animarsi per un attimo, perché l’immagine è riprodotta su un film idrogassoso così sottile che l’apparecchiatura non è evidente nella penombra. Tutto questo ha un suo fascino molto “americano”, quasi disneyano si direbbe. E costa ovviamente molto.

Milioni di euro sono stati spesi per questa come per altre “installazioni” audiovisive e per la creazione di “eventi” attorno a nuovi scavi. Eppure ci si dice che la casa dei gladiatori è crollata per mancanza di cure e di soldi.

Ora non è che un po’ di tecnologia debba spaventare, tutt’altro. Ma naturalmente questa dovrebbe arrivare dopo che la manutenzione  di un unicum mondiale come Pompei, si sia occupata di mantenere i luoghi in perfetto stato di conservazione. Invece no, molti soldi sono stati profusi in realtà virtuale, mentre la realtà reale è stata completamente trascurata.

Questi sono i fatti. E sono fatti che vanno in perfetto accordo con l’Italia di oggi ricca di eventi e di narrazioni virtuali, ma poverissima di cose concrete. E anche di quella vasta Italia in penombra dove discretamente circolano molti euro.

Non sfugge a nessuno che la cura ordinaria dei luoghi è molto meno attraente sotto molti di vista, di un’installazione milionaria, soprattutto se essa viene affidata a società come la Pfm Multimedia che fa parte del meraviglioso mondo televisivo-pubblicitario.  Un’azienda che lavora per Ferrero e Campari, che lavora nel campo informatico, ma ha misteriosamente un sito così striminzito e povero che quello di un ragazzino di sedici anni se ne vergognerebbe. Pare un sito pompeiano anch’esso. Provare per credere.

Forse non è sempre vero che la cultura non si mangia, come dice  Tremonti in questo suo epitaffio anticipato.

Il crollo della casa dei gladiatori, il degrado generale di Pompei, come di tutto il patrimonio artistico e archeologico italiano sono dunque tutt’altro che eventi casuali: sono invece il risultato di un degrado che si arrampica dovunque come un’erbaccia infestante, di politiche e prassi del berlusconismo, che disgraziatamente è la più ignobile ologramma del Paese. In attesa dell’eruzione.