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Il duro mestiere di rottamaio

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Non voglio dare giudizi, solo esprimere un’impressione. Ma nelle settimane scorse pareva che un topolino potesse partorire una montagna. Poi il topolino è cresciuto, grazie soprattutto a una parola azzeccata come “rottamazione”, ma mano si è fatto gigantesco come una montagna. Da quello che sento però ho la sensazione che stia partorendo un topolino.
L’anagrafe non garantisce le idee e il ritornello che sento è un po’ quello che viene dai grandi vecchi di Roma, il Pd deve rinnovarsi, deve ascoltare i problemi del Paese, deve appassionare la gente.
Però su quali temi appassionare la gente, cosa cambiare del modello di società italiana, quali e idee e prospettive mettere in campo, ecco tutto questo latita a Firenze come a Roma.
Anzi a dirla tutta la retorica delle facce nuove, valide di per sé, l’appello al concreto che di solito serve a nascondere il disorientamento, la mancanza di “cuore” che si nota, sono comprensibili nei vecchi, ma intollerabili nei giovani.
Difficile appassionare gli italiani con un torneo di bridge che riguarda alla fine il rinnovamento di potere in un partito, passando attraverso l’ufficio anagrafe.
E vedete a volte il diavolo ci mette la coda. Matteo Renzi, capofila dei rottamatori, nell’attaccare Fini per il suo attendismo e per la scarsa ha detto: “«Sono tre settimane che Fini dice: farò un grande discorso, poi farò vedere un video che cambierà la scena politica, poi ancora a Perugia farò un grande intervento. È esattamente quello che si dice a Beautiful, dove poi però mandano la pubblicità e non succede niente. Il senso di questa iniziativa è che noi mettiamo qualcosa di più di Beautiful, perché noi meritiamo qualcosa in più».
Non ha torto. Ma la frase che termina, spero di proposito e non involontariamente, con lo slogan dell’Oreal, non è che mi faccia ben sperare sul futuro e nemmeno sui destini del sense of humor di Renzi. Se si ha qualcosa di dire si fanno grandi discorsi, non ci si lamenta del fatto che altri non li facciano.
E in effetti mi pare che a Firenze si esprima più il disagio per i “vuoti” nel Pd, piuttosto che il tentativo di riempirli. Prima di rottamare il vecchio macinino, forse bisognerebbe avere la possibilità di comprarne una nuova.

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