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La bontade di Silvio

Il libro degli incubi ridicoli continua, capitolo dopo capitolo, senza pietà. Oggi Silvio è stato capace di dire che ciò che gli capita è una vendetta della mafia per gli arresti degli ultimi mesi. Ancora un po’ di tempo e tirerà fuori i savi di Sion o forse i rosacroce, Belfagor, la maledizione di Tutankamen. Tanto che differenza fa, siamo solo dentro una strip  che si chiama la nostra vita.

Ma una volta riusciva a riempire meglio il vuoto che lo circonda da fuori e da dentro, aveva un certo tocco per le fantasie che spacciava. Adesso appare  brancolante, digrigna i denti, tenta di azzannare, ma perde colpi. L’ incredibile balla della mafia viene proprio nel giorno in cui l’Espresso pubblica il documento che dimostra come il presidente del Senato, Schifani fosse, dall’ 83, l’avvocato di Giovanni Bontate (detto anche Bontade), al tempo il boss più ricco e potente, un padrino. Circostanza che Schifani ha taciuto pervicacemente.

Insomma un’altra gaffe disastrosa: se davvero il Cavaliere credesse in ciò che dice oggi stesso dovrebbe chiedere alla seconda carica dello Stato di farsi da parte per le ombre che si addensano sulla sua figura.

Ma naturalmente è solo una delle tante bugie come la crisi che non c’è, l’Aquila ricostruita, la spazzatura di Napoli sparita. Lo sa bene che sono menzogne, però ciò non toglie che viva in una dimensione irreale, prigioniero del proprio io, nella quale è convinto che qualcuno possa davvero crederci.

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