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Le scuse razziste

Semmai si dovesse mettere mano al codice penale, bisognerebbe prevedere un aggravante per le richieste di perdono che si sprecano dopo i delitti. La cosa più disgustosa dei fatti di sangue accaduti negli ultimi tempi, sono le reiterate, assurde e  scuse dei colpevoli: “non volevo, se tornassi indietro…” dette e anche scritte con quello stile che sa tanto di avvocato e che ne denunciano l’insincerità.

Il vertice dell’oscenità credo che l’abbia raggiunta Alessio Burtone, il teppistello che ha ucciso con un pugno l’infermiera rumena. Il quale naturalmente “e’ affranto e dispiaciuto”. Però come è umano il ragazzo, è persino dispiaciuto.

Del resto diciamolo, aver ucciso una romena, non è un delitto che meriti l’arresto, come del resto afferma  il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, che si è dichiarato contrario. A che titolo questo squallido individuo che  fa parte della squadra Alemanno  e ne porta tutte le stigmate, intervenga nella vicenda non è chiaro.

E’ chiaro invece che siamo di fronte a una vicenda giudiziaria dove l’assassino con le sue scontate, false, mal espresse scuse e tutto l’entourage teppo-politico che gli gira attorno, non fa che esprimere un razzismo tanto più violento e repellente quanto meno è dichiarato in modo esplicito, ma sottinteso da quei toni che ne vorrebbero fare della vicenda una “ragazzata”.

 

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