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Boccia il nostro fascismo

“Comprendo i deputati ex sindacalisti ma sono nauseato dalle finzioni, di veder sfilare per qualche ora intellettuali che guadagnano milioni di euro l’anno, exdeputati che vivono con il vitalizio e politici che dopo la sfilata e la passerella davanti alle tv tornano a casa con le loro auto blu”

E’ una cosa che uno si aspetterebbe di leggere dalla destra primitiva dei Feltri, la quale ritiene che se hai qualche soldo, non puoi stare con chi ne ha di meno e dunque sei un ipocrita, secondo la mentalità di casta e cosca.

Invece questa stronzata da ultradestra demente, l’ha detta  Francesco Boccia, ex sfidante di Vendola in Puglia e coordinatore delle commissioni economiche del Pd. Alla faccia. Perché si poteva anche non essere d’accordo con la partecipazione al grande corteo di Roma, ma con argomenti meno risibili e meno sciocchi .

Ma questo rende molto chiara la ragione per cui il partito democratico rimane nella palude: perché dietro l’apparente moderatismo di molti esponenti si nasconde in realtà una vera anima reazionaria, persino più netta a volte di quella che si potrebbe trovare in alcune aree del Pdl. Basta grattare la scorza per veder apparire il cuore di culture arcaiche e servili, una densa linfa premoderna e antimoderna.

Secondo l’esimio dottor Boccia, Marx e Engels facevano i finti rivoluzionari perché se la passavano meglio degli operai che difendevano. Anzi Engels che era nipote di un certo signor Philips , nome nel quale  tutti ci siamo prima o poi imbattuti, era davvero uno che con le rivoluzioni non c’entrava nulla, benché il suo apporto alla teoria del materialismo dialettico oltre alle lotte operaie, sia stato tutt’altro che trascurabile

Ora mi chiedo: il Pd può davvero sopportare al suo interno personaggi simili? Si può sperare di centrare il discorso politico sul lavoro quando uno come Boccia dovrebbe coordinare il pensatoio economico del partito?

Non basta che Bersani cerchi di smorzare e di fare opera di pompieraggio. Boccia dovrebbe quanto meno chiedere scusa e rassegnare le dimissioni dal suo incarico. Anche perché uno che si presenta alle primarie con lo slogan: “Pensa. Scegli. Boccia” proprio non è in grado.

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