Povero Frattini, fantolin da cu della marineria governativa. Oggi, nella sua veste di valletto degli affari berlusconiani  spiega e giustifica i libici dicendo che il peschereccio sapeva di operare illegalmente in acque di Tripoli.

Ora è ben noto che la Libia non accetta la convenzione delle 12 miglia come acque territoriali, ma pretende unilateralmente che le miglia debbano essere 72, dopo aver rinunciato a chiudere tutto il golfo della Sirte per evitare una immediata invasione americana.

Quindi Frattini  appoggia di fatto la pretesa libica delle miglia in più che nessuno al mondo riconosce: i Paesi del Mediterraneo hanno infatti evitato di  istituire delle Zee (Zona economica esclusiva) proprio per gli enormi problemi che ne potrebbero derivare in un mare chiuso e con confini così tortuosi.

Ma pazienza, si sa che il rais di Tripoli diventa ragionevole solo quando sente l’odore dei soldi. La stessa cosa però capita al suo omologo italiano, il quale nella fretta di concludere lucrosi affari per sè, per la sua televisione nordafricana e per la sua cricca, ha ratificato nel 2009 il trattato di Bengasi, senza minimamente preoccuparsi di tutelare i nostri pescatori. In effetti l’articolo 17 del trattato  dice: ” Le due Parti sviluppano la collaborazione nei settori delle opere infrastrutturali, dell’aviazione civile, delle costruzioni navali, del turismo, dell’ambiente, dell’agricoltura e della zootecnia, delle biotecnologie, della pesca e dell’acquacoltura, nonché in altri settori di reciproco interesse, favorendo in particolare lo sviluppo degli investimenti diretti”.

Bella collaborazione, come si è visto. Ma evidentemente bisognava coprire con belle parole solo l’avidità del dittatore di Tripoli e del premier italiano. Che si fottessero i pescatori e morissero i clandestini che evidentemente sono soggetti a un’automatica sentenza di morte. Quest’ultima per soddisfare l’elettorato di Maroni.

Ma c’è anche dell’altro. Nel trattato si dice anche: “Sempre in tema di lotta all’immigrazione clandestina, le due Partì promuovono la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche”. Anche questo non si è minimamente realizzato, e l’unica tecnologia messa in campo è quella delle torture.

Abbiamo visto con che disprezzo della vita questi barbari sparano senza pensarci due volte. Eppure nel famoso trattato si dice anche: “Le due Parti  si adoperano per la diffusione dì una cultura ispirata ai principi della tolleranza e della collaborazione trai Popoli.”  E’ la beffa dopo il danno. Un trattato così vuoto e bugiardo poteva essere firmato solo da due personaggi come il cavaliere e il colonnello. Anche se è il colonnello a stare a cavallo.